<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<rss version="2.0" xml:base="http://roma.indymedia.org" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">
<channel>
 <title>donne</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/81/feed</link>
 <description>The taxonomy view with a depth of 0.</description>
 <language>it</language>
<item>
 <title>DONNE AL SICURO</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/4277</link>
 <description>&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.carmillaonline.com/archives/2008/08/002750.html#002750&quot; title=&quot;http://www.carmillaonline.com/archives/2008/08/002750.html#002750&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://www.carmillaonline.com/archives/2008/08/002750....&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;DONNE AL SICURO&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;di Chiara Vozza&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;[Questo racconto è ambientato nei primi anni Ottanta. E&#039; solo un frammento di un immenso affresco che comincia e finisce dove cominciano e finiscono le istituzioni totali, in qualunque epoca, in qualunque luogo. Un affresco sconosciuto ai più, soprattutto a coloro che ne invocano la riproduzione infinita.]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Cammina, puttana”.&lt;br /&gt;
Non ha nessun motivo lo sbirro, né di incitarmi né di insultarmi.&lt;br /&gt;
Fuori dalle sezioni, corridoi deserti verso la sala colloqui, e certo che cammino, che altro potrei fare? perché non dovrei camminare, sto andando a incontrare persone che amo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mi volto a guardarlo, ma di uno sguardo interrogativo mi accorgo d’un tratto: non duro, non minaccioso, non sarcastico - interrogativo. Gli sto chiedendo con gli occhi: perché insultarmi?&lt;br /&gt;
Ed è completamente fuori luogo il mio stupore, come perché?&lt;br /&gt;
Perché siamo in galera, perché io sono una detenuta per di più po-li-ti-ca e lui uno squadrettaro picchiatore di lungo corso, perché siamo a Voghera, “Il supercarcere più sicuro di Stammheim! l’unico carcere femminile in Europa con questi standard di sicurezza!” come pubblicizza la Premiata amministrazione penitenziaria in tutti i depliant che quasi ti senti un po’ orgogliosa di esserci, insomma, prescelta per essere una delle cento fanciulle più assicurate d’Europa.&lt;br /&gt;
Ma il fatto è che l’immagine registrata dalla mia retina mentre guardo lo squadrettaro picchiatore è assolutamente inedita per me: vedo un umano.&lt;br /&gt;
Un membro della mia stessa specie.&lt;br /&gt;
Per la prima volta dopo anni di puttana di qua e puttana di là, non è una ‘bestia’ quella che vedo - ché così chiamavamo abitualmente quelli delle squadrette, senza neanche particolare intento offensivo ma proprio a constatare differenza di specie, “le bestie hanno pestato le compagne a...”, “occhio, arrivano le bestie”.&lt;br /&gt;
E invece no.&lt;br /&gt;
La ‘bestia’ ha la mia stessa struttura genetica - umano come me perdìo come me.&lt;br /&gt;
E’ un capogiro, un orrore, uno spavento.&lt;br /&gt;
Ecco cosa intendeva in realtà Gesù di Nazareth quando ha detto ama il prossimo tuo come te stesso: riconosci nell’altro la vostra comune umanità. Come potremmo odiarlo, altrimenti, l’altro, se non lo riconoscessimo come nostro simile? Si è mai sentito di un umano che ‘odia’ un animale, a meno di non umanizzarlo appunto?&lt;br /&gt;
BANG. Mi esplode nella testa: la nostra comune umanità (attenzione-attenzione-allarme, pericolo-sindrome-coatta, si comincia con Gesù e si finisce a scrivere poesie sugli uccelli…).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Blindate nelle gabbiette del blindato schiavettoni ai polsi, era stata lunga la strada da Palmi a Voghera, con intermedio deposito delle detenute al transito di Rebibbia - la particolare inquietudine che destano le sezioni di transito, sei in quel carcere ma non ci sei, sei esclusa dal conteggio delle unità detenute, la tua roba sta in un posto diverso dal cubicolo dove hanno chiuso te, in attesa della nuova scorta che non si sa quando sarà disponibile, e fuori dai meandri segreti della burocrazia penitenziaria nessuno sa dove ti trovi, e se ti dimenticano lì (sindrome dell’Abate Farìa)?&lt;br /&gt;
L’arrivo a Voghera è plumbeo.&lt;br /&gt;
Non lo sappiamo dove siamo, dall’interno del blindato non si vede nulla, salvo complesse operazioni di parallasse tra quel particolare buchino nella parete metallica della gabbietta (no, non ci hanno messe in gabbiette rotte, i buchini li hanno fatti apposta, per ragioni umanitarie, così abbiamo una chance di respirare) e quel particolare intervallo tra una sbarra esterna e un’altra; però il plumbeo filtra all’interno, si espande, dà un colore alla semioscurità in cui siamo immerse: un colore plumbeo.&lt;br /&gt;
Perfetta ouverture della sinfonia che seguirà.&lt;br /&gt;
Il rituale d’ingresso è lungo, minaccioso – sentiamo incombere, anche, il vuoto di quelle migliaia di metri quadri di metallo e cemento, si sono dimenticati i rinfreschi ma questa è l’inaugurazione, siamo le prime ospiti di questa meraviglia della supersicurezza.&lt;br /&gt;
Perquisizione.&lt;br /&gt;
Non si limitano a tastarci con la solita minuziosa professionalità, un ordine secco: si spogli.&lt;br /&gt;
Mi guardo intorno: stanza nuda, capoguardiana con la faccia sadica, subalterne allineate due passi dietro, guardie non se ne vedono ma ne ho viste schierate abbastanza prima di varcare la soglia e, soprattutto, il nulla che incombe.&lt;br /&gt;
Non è aria.&lt;br /&gt;
Mi spoglio.&lt;br /&gt;
Lentamente, ostentatamente, come su un palcoscenico, sorriso accennato, sguardo fisso negli occhi della sadica.&lt;br /&gt;
Si impadroniscono dei miei vestiti e della mia biancheria, li portano via, ma non basta.&lt;br /&gt;
Arriva il secondo ordine: allarghi le gambe, tre flessioni.&lt;br /&gt;
Eh no, questo no. Lo dico: no.&lt;br /&gt;
“Preferisce la visita ginecologica?” sorride la guardiana capo “il ginecologo è già pronto”.&lt;br /&gt;
Compare un uomo in camice bianco.&lt;br /&gt;
Ginecologo?&lt;br /&gt;
I pantaloni che sbucano dal camice sono verde militare.&lt;br /&gt;
Lo faranno? Lo faranno davvero?&lt;br /&gt;
In quel momento sono sicura di sì.&lt;br /&gt;
Per via del vuoto, di questo luogo sorto dal nulla nella nostra geografia carceraria, non ne abbiamo mai sentito parlare - per via della domanda di ghiaccio che mi si scalpella nella testa: chi lo sa che questo posto esiste, chi lo sa che siamo qui?&lt;br /&gt;
Osservo la capoguardiana. E’ quasi raggiante. Di piacere, di aspettativa.&lt;br /&gt;
Le subalterne non hanno espressione.&lt;br /&gt;
Va bene. Lo dico: va bene.&lt;br /&gt;
Il &#039;ginecologo&#039; scompare.&lt;br /&gt;
Allargo le gambe. Tre flessioni, poi sorrido, guardo la sadica, “Ne faccio altre tre? Così, per divertirci, tanto non servono a niente. Potrei avere qualunque cosa dentro, non uscirebbe. Non dalla mia vagina. Dalla tua sì, vecchia sfatta, ma non dalla mia”.&lt;br /&gt;
Cosa ho detto cosa ho detto come ho potuto usare come un’arma la giovinezza del mio corpo contro la vecchiaia del suo - mi spingono sotto una doccia mi danno un pezzo di sapone mi osservano rabbrividire sotto l’acqua gelida - ma perché se cinquant’anni li avessi avuti io e ventidue lei sarebbe stata forse meno ignobile – non riavrò i miei vestiti nessuna di noi li riavrà ci danno invece una specie di inverosimile divisa marroncina da povere orfanelle che se c’era Antongiulio Majano ci scritturava subito - quella squallida donna godeva dell’umiliazione del mio corpo e tutto quello che io ho saputo fare per reagire è stato umiliare il suo – ci rinchiudono nei cubicoli una alla volta queste assurde calze continuano a crollare sulle caviglie - come ho potuto umiliare me stessa abbassandomi a infliggere a lei quel genere di umiliazione – non so che ore sono non lo sa nessuna ci hanno tolto gli orologi sono distrutta ma continuo a camminare febbrilmente avanti e indietro per i tre metri di lunghezza del cubicolo - sono sicura che quando ho visto il suo ghigno sadico raggelarsi davanti all’ostentazione spavalda della mia giovinezza per un attimo il mio sguardo è stato identico a quello che aveva lei fino a un momento prima. Non voglio. Non voglio diventare così. Non gli permetterò di farmi questo. Dipende da me. Non lo permetterò.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Chiuda il cancello”. &quot;Cosa? “Chiuda il cancello”.&lt;br /&gt;
Dunque: i cubicoli hanno un cancello e una porta blindata. Stiamo tornando dall’ora d’aria (che sospettiamo sia stata decurtata di almeno dieci minuti, ma non abbiamo orologi, il tempo non è misurabile), man mano che rientriamo nei cubicoli le guardiane dicono: “Chiuda il cancello”. A noi. Che siamo le detenute. Ci stanno ordinando di chiuderci dentro. Con le nostre stesse mani.&lt;br /&gt;
Siamo del tutto impreparate, non c’è tempo di pensare, tantomeno di discuterne per decidere come comportarci, ma reagiamo d’istinto, ci rifiutiamo.&lt;br /&gt;
Il balletto sincopato della risalita dall’aria si ferma all’istante.&lt;br /&gt;
I cancelli automatici che scandiscono ogni passaggio – tra l’uscita dai cortili dell’aria e l’inizio dei corridoi che portano alle scale, tra la fine dei corridoi e l’inizio delle scale, tra una rampa e l’altra delle scale stesse, tra la fine delle scale e il corridoio della sezione, ogni passaggio due cancelli, il secondo si apre solo dopo che si è chiuso il primo, una detenuta alla volta (scomodo ma sicuro, a prova di rapinatori) – vengono bloccati, ogni due cancelli sta bloccata una detenuta.&lt;br /&gt;
I toni in sezione si alzano: le guardiane alzano la voce perché minacciano sempre più concitate, le detenute urlano per far arrivare alle altre pedine bloccate nel giro dell’oca il riassunto di quello che sta accadendo.&lt;br /&gt;
Ma alla fine la situazione è ingestibile.&lt;br /&gt;
Per la custodia dico, ché a noi ci sta montando il delirio di potenza.&lt;br /&gt;
Cazzo. Abbiamo bloccato la Macchina.&lt;br /&gt;
Da quanti giorni, da quante notti stiamo girando intorno alla nostra totale impotenza, al nostro smarrimento, all’annichilimento di essere completamente in balìa di una Macchina di cui ancora non siamo riuscite a comprendere appieno il progetto né il funzionamento?&lt;br /&gt;
L’abbiamo bloccata per caso, in realtà, nessuna strategia, solo caso e istinto immediato, ma in fondo è questo l’aspetto più elettrizzante.&lt;br /&gt;
E adesso smarriti sono loro. Impotenti.&lt;br /&gt;
In teoria potrebbero mandar su la squadretta. Che però sarebbe costretta a passare per gli stessi passaggi dove stanno bloccate le detenute – le pericolose detenute - e quindi portarsele su, in una sezione dove ci sono già altre due pericolose non rinchiuse perché loro non si rinchiudono e le guardiane hanno sbagliato i conti. E questo significherebbe contravvenire al primo comandamento della Fortezza, quello che regola tutto il suo funzionamento: mai, assolutamente mai, deve trovarsi più di una &#039;terrorista&#039; (debitamente scortata) nello spazio ‘aperto’ del corridoio di sezione.&lt;br /&gt;
Alla fine le guardiane devono cedere. Chiudono loro i cancelli, poi le porte blindate. Più forte sbattono, più assaporiamo la loro sconfitta.&lt;br /&gt;
Naturalmente non finisce qui.&lt;br /&gt;
La rappresaglia continua per un pezzo.&lt;br /&gt;
Le luci delle celle rimangono accese anche di notte, sempre di notte dall’altoparlante della radio murato in ogni cubicolo esplode improvvisa musica disco a tutto volume, e le guardiane ci urlano continuamente insulti dal microfono del loro gabbiotto, collegato a un altro altoparlante murato in ciascuna cella; e il carrello del pranzo rimane fermo per ore nel corridoio, finché è tutto freddo ma tanto faceva schifo anche caldo, e si ‘dimenticano’ di distribuire la cena, e la spesa del sopravvitto figuriamoci se arriva, e poi neanche le sigarette, e quando chiami perché è il tuo turno della doccia le guardiane sono troppo impegnate, “sì sì un momento, arriviamo” cinguettano, finché, sorry, è passato l’orario; e ancora mille sabotaggi quotidiani che si sentono proprio tutti, perché già eravamo alla sopravvivenza e ogni piccola cosa che ci tolgono pesa davvero, ma non cediamo.&lt;br /&gt;
Continuiamo a rifiutarci di chiuderci in cella da sole (in realtà ci stiamo divertendo: con le occhiaie fino agli zigomi, affamate, in crisi d’astinenza da nicotina e pure un poco fetenti, ma ci stiamo divertendo - le guardiane invece alla fine sono così isteriche che ci fanno quasi pena, poverette).&lt;br /&gt;
E sono loro che cedono, alla fine. Definitivamente.&lt;br /&gt;
Il primo giorno che non ci provano neanche, chiudono loro e basta, si sente crescere l’eccitazione, gradualmente, un cancello dopo l’altro. E cominciano i commenti gridati, i sarcasmi rimbalzano attraverso le porte blindate, “avete deciso di guadagnarvi la paga finalmente?”.&lt;br /&gt;
Finché una voce sopra le altre riassume l’esito dell’epica battaglia: “Compagne! Abbiamo vinto! Siamo riuscite a farci rinchiudere!”.&lt;br /&gt;
Un attimo di silenzio cosmico, e poi l&#039;esplosione: stiamo ridendo. Tutte insieme, senza ritegno, a voce spiegata.&lt;br /&gt;
Dopo lo smarrimento, e neanche uno specchio per riconoscerci, dopo l’isolamento della posta bloccata e dei colloqui ostacolati, dopo l’impotenza come una nemesi per le donne che avevano osato sfidare gli dei, stiamo ridendo. Tutte insieme.&lt;br /&gt;
Stiamo ridendo. Siamo salve.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.carmillaonline.com/archives/2008/08/002750.html#002750&quot; title=&quot;http://www.carmillaonline.com/archives/2008/08/002750.html#002750&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://www.carmillaonline.com/archives/2008/08/002750....&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.sergiofalcone.blogspot.com&quot; title=&quot;www.sergiofalcone.blogspot.com&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;www.sergiofalcone.blogspot.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
</description>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/11">Analisi</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/1">Carcere</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/675">internazionale</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/16">Generale</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/245">carcere</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/2533">chiara vozza</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/81">donne</category>
 <comments>http://roma.indymedia.org/node/4277#comments</comments>
 <pubDate>Sat, 23 Aug 2008 08:16:19 +0200</pubDate>
 <dc:creator>indymedia</dc:creator>
 <guid isPermaLink="false">4277 at http://roma.indymedia.org</guid>
</item>
<item>
 <title>Gesto &quot;insano&quot; di un&#039;operaia a Suzzara</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/4000</link>
 <description>&lt;p&gt;Ha 40 anni, separata con due figli,  16 e 20 anni, vive a&lt;br /&gt;
Suzzara(Mn) in una casa in affitto con alcune mensilità arretrate,&lt;br /&gt;
lavora da un anno alla fabbrica della Plastal, a tempo determinato, la&lt;br /&gt;
cui sede è a Oderzo in provincia di Treviso: lavorava… non le hanno&lt;br /&gt;
rinnovato  il contratto e lei si è  inghiottita un tubo sano di&lt;br /&gt;
antidepressivi, per fare quello che un volta si chiamava un “gesto&lt;br /&gt;
insano”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il contratto a tempo determinato non lo rinnoveranno  a settembre forse&lt;br /&gt;
anche ad altre venti operaie come lei, perchè la Plastal produce plance&lt;br /&gt;
di comando per la Daily Iveco, ed è in crisi come la Fiat che aveva&lt;br /&gt;
confermato la riduzione del 10% per la flessione dei mercati, il&lt;br /&gt;
rincaro del carburante e delle materie prime, “oltre” ai costi che i&lt;br /&gt;
produttori dovranno sostenere per adeguarsi alle norme sulle emissioni&lt;br /&gt;
stabilite dai governi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il non rinnovo, le è stato comunicato, non in una stanza di ufficio ma&lt;br /&gt;
mentre era alla catena di montaggio. Si è sentita lo sguardo di tutti&lt;br /&gt;
addosso, sono cominciate a volteggiarle le cifre nel cervello, le rate&lt;br /&gt;
da pagare e i testi di scuola per la figlia, che deve essere operata al&lt;br /&gt;
ginocchio,  il più grande cerca di darle una mano, ha lavorato per un&lt;br /&gt;
po’ all’Iveco, poi a casa. La disperazione le ha fatto fare il resto.&lt;br /&gt;
Il giorno in cui ha tentato di farla finita, è stato chiesto al&lt;br /&gt;
direttore di fermare le macchine, per agevolare l’intervento del 118.&lt;br /&gt;
Niente da fare, il ciclo continua e non ci sono dichiarazioni nel&lt;br /&gt;
merito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si è scioperato mezz’ora e la storia me l’ha raccontata l’amica Monica&lt;br /&gt;
Perugini, che è anche la redattrice del comunicato che vi allego alla&lt;br /&gt;
fine ed è sulla Gazzetta di Mantova, venerdì 1 agosto, giornata di&lt;br /&gt;
esodo per le vacanze di milioni di italiani, ci dicono i telegiornali,&lt;br /&gt;
di grembiuli fashion come annuncia la Gelmini, di dibattiti se un padre&lt;br /&gt;
può chiedere di staccare la spina a sua figlia, spenta da 16 anni, di&lt;br /&gt;
welfare fatto su misura per Loro, di crisi economica. Solo pochi giorni&lt;br /&gt;
fa, il sindaco di Suzzara Anna Bonini,  aveva dichiarato:«l’Oltrepò è&lt;br /&gt;
specchio della crisi del paese, tante persone immigrate in cerca di&lt;br /&gt;
lavoro, e il lavoro che è sempre più precario e meno sicuro. Una realtà&lt;br /&gt;
complessa che crea nuove fasce sociali di cui i Comuni si devono&lt;br /&gt;
occupare, e tutti i servizi sono messi sotto pressione da queste&lt;br /&gt;
dinamiche». Alice Arioli, le aveva fatto seguito: ’’Le logiche di&lt;br /&gt;
mercato non tengono conto delle persone. Va ripensato l’aspetto sociale&lt;br /&gt;
del lavoro, bisogna ricominciare a guardare al bene comune, riscoprire&lt;br /&gt;
il senso della collettività. Il compito di recuperare&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;un’etica del lavoro spetta alle donne. Ma per far questo occorre mettere l’economia a servizio della politica».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Già, purtroppo anche io, mi trovo nel primo week end di agosto a&lt;br /&gt;
descrivere una storia così, di una precaria a tempo indeterminato, anzi&lt;br /&gt;
nemmeno più questa di precaria “garanzia”, uno straccio di cronaca&lt;br /&gt;
locale, quasi nera, fumè per fortuna. Non si volta nessuna pagina, la&lt;br /&gt;
si butta nella spazzatura: è tempo di vacanze.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si aprirà a Suzzara in compenso una nuova scuola d’infanzia, si&lt;br /&gt;
chiamerà Atlantide (il cui nome deriva da Atlante, il mitico gigante&lt;br /&gt;
che reggeva il mondo sulle spalle).Sul sito della Plastal di Suzzara,&lt;br /&gt;
c’è scritto che si occupa di produzione di materie plastiche,&lt;br /&gt;
l’indirizzo a Via XXIII aprile, un telefono fisso e in fondo a commenti&lt;br /&gt;
del sito, zero. Ancora più in basso, laddove si dice descrizione&lt;br /&gt;
dell’impresa: “Al momento purtroppo non c’è una descrizione”. Passa&lt;br /&gt;
questo la Storia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Doriana Goracci&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il caso avvenuto a Suzzara, dove una giovane donna ha tentato il suicidio in fabbrica perchè non le è stato rinnovato&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;il contratto di lavoro (precario) presso Plastal è il segno eloquente&lt;br /&gt;
del degrado sociale ed umano causato  dall’attacco ai diritti dei&lt;br /&gt;
lavoratori e delle lavoratrici, realizzato sopratutto a causa della&lt;br /&gt;
legge 30 che ha reso stabile la “precarietà” e ridotto i lavoratori&lt;br /&gt;
alla stregua di merce,  da utilizzare secondo gli interessi del&lt;br /&gt;
padronato, senza  il minimo riguardo delle più elementari forme di&lt;br /&gt;
rispetto della dignità e della vita delle persone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La devastazione sociale ed umana realizzata da questa legge che ha&lt;br /&gt;
cambiato radicalmente l’intero mercato del lavoro, è stata poi&lt;br /&gt;
completata (?!?) da altre norme  che peggiorano ulteriormente le&lt;br /&gt;
situazioni lavorative: dal protocollo su welfare e pensioni promulgato&lt;br /&gt;
dal governo Prodi,  al recentissimo decreto su ripristino del lavoro a&lt;br /&gt;
chiamata, abolizione del modello unico di dimissioni volontarie (che&lt;br /&gt;
danneggia soprattutto le donne) e delle sanzioni agli imprenditori per&lt;br /&gt;
il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e&lt;br /&gt;
da quelle contro i precari,  su cui c’è stato uno scandaloso&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;scarica barile fra maggioranza e “opposizione” parlementare a proposito&lt;br /&gt;
delle responsabilità. Potremmo proseguire con l’attacco al lavoro&lt;br /&gt;
pubblico ed ai servizi ,  con la disposizione europea che porta&lt;br /&gt;
l’orario di lavoro a 65 ore settimanali e la recente disposizione che&lt;br /&gt;
vieta i ricorsi dei lavoratori precari che svolgono lavori non precari.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il primo sentimento è di solidarietà all’operaia, alla sua famiglia&lt;br /&gt;
e al sindacato, di vicinanza alla lotta della RSU che ha reagito con&lt;br /&gt;
forza, scioperando immediatamente al rifiuto dell’azienda di fermare&lt;br /&gt;
l’impianto  a dispetto della gravità dell’accaduto e quindi di impegno&lt;br /&gt;
perchè la sua vicenda trovi immediato sbocco positivo ma non&lt;br /&gt;
dimentichiamo la lotta per cambiare una situazione pesantissima, che&lt;br /&gt;
sta schiacciando una nuova, sempre più sfruttata ed indifesa classe&lt;br /&gt;
operaia, moltiplicando le condizioni di esclusione, marginalità,&lt;br /&gt;
mancanza di diritti, frantumazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Monica Perugini consigliere provinciale Mantova  - Partito dei Comunisti Italiani&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Scilla Alberini assessore comune di Suzzara -  Sinistra Critica&lt;/p&gt;
</description>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/10">Notizia</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/154">Hacktivism!</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/674">nazionale</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/81">donne</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/1612">FIAT</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/2270">Iveco</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/520">lavoro</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/2268">Monica Perugini</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/2269">Plastal</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/43">precarietà</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/2267">Rsu</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/2266">Suzzara</category>
 <comments>http://roma.indymedia.org/node/4000#comments</comments>
 <pubDate>Sat, 02 Aug 2008 10:12:56 +0200</pubDate>
 <dc:creator>indymedia</dc:creator>
 <guid isPermaLink="false">4000 at http://roma.indymedia.org</guid>
</item>
<item>
 <title>Donne in situazione di conflitto nel Mediterraneo</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/2784</link>
 <description>&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-start&quot;&gt;&lt;label&gt;Inizio:&lt;/label&gt;20/05/2008 - 17:00&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-end&quot;&gt;&lt;label&gt;Fine:&lt;/label&gt;20/05/2008 - 20:00&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Violenza domestica, sociale, violenza della guerra….Le donne sono sempre le più esposte in situazione di conflitto. Babelmed.net, il sito delle culture del Mediterraneo,ha lanciato un&#039;inchiesta  “Avere 20 anni nel Mediterraneo”, in nove paesi mediterranei (Algeria, Egitto, Spagna, Francia, Italia, Libano, Marocco, Palestina, Turchia)  per indagare la realtà delle giovani donne.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Giornaliste dei 9 paesi si sono interessate, per il primo ciclo di inchieste, dell’amore, interrogando le giovani donne sulle loro storie d’innamoramento, di famiglia, sulla la vita che sognano... Il secondo ciclo, che sarà presentato a Roma, riguarda la questione delle donne in situazione di conflitto mentre il terzo tema delle inchieste farà luce sulle giovani donne artiste.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Durante l’incontro nella sede della Stampa estera, 6 giornaliste racconteranno il frutto di queste inchieste: giovani curde a Istanbul, donne impegnate contro la mafia in Italia, operaie egiziane in rivolta, algerine che hanno vissuto gli orrori del terrorismo o donne vittime di violenze domestiche che si organizzano in Marocco o in Spagna… L’incontro sarà l’occasione per discutere con il pubblico e i colleghi giornalisti sulle tematiche femminili in Europa e nel Mediterraneo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Martedì 20 maggio, ore 17:00&lt;br /&gt;
Sala dell’Associazione della Stampa estera,&lt;br /&gt;
Via dell&#039;Umiltà 83/C&lt;br /&gt;
00187 Roma&lt;/p&gt;
</description>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/78">Gender</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/1155">antisessismo</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/81">donne</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/1757">mediderrraneo</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/47">roma</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/1758">stampa</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/593">violenza</category>
 <enclosure url="http://roma.indymedia.org/sites/roma.indymedia.org/files/Microsoft Word - ComunicatoStampa090508.doc.pdf" length="133107" type="application/pdf" />
 <pubDate>Wed, 14 May 2008 12:32:30 +0200</pubDate>
 <dc:creator>indymedia</dc:creator>
 <guid isPermaLink="false">2784 at http://roma.indymedia.org</guid>
</item>
<item>
 <title>Iniziativa sul 1° Incontro delle Donne Zapatiste con le Donne del Mondo e 3° Incontro degli Zapatisti con i Popoli del Mondo </title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/2623</link>
 <description>&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-start&quot;&gt;&lt;label&gt;Inizio:&lt;/label&gt;09/05/2008 - 20:00&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-end&quot;&gt;&lt;label&gt;Fine:&lt;/label&gt;09/05/2008 - 23:59&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Nei giorni 29-31 Dicembre si è svolto in Chiapas, nella Caracòl Tres La Garrucha, il Primo Incontro delle Donne Zapatiste con le Donne del Mondo e Terzo Incontro degli Zapatisti con i Popoli del Mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Attivist* del Nodo Solidale e Facciamo Breccia che hanno partecipato all&#039;incontro racconteranno di questa tre giorni di scambio e apprendimento dell&#039;esperienza di lotta e organizzazione delle donne zapatiste.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;ore 20:00 apericena (a sottoscrizione)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;ore 21:00 proiezioni ... a seguire dibattito e presentazione opuscolo&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;durante tutta la serata&lt;br /&gt;
mostra fotografica, infoshop, sottofondi musicali messicani, bar in funzione...e in più, grande asta sull&#039;artigianato di Xanica e distribuzione caffè Rebeldìa&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;c/o L38 squat - Laurentinokkupato, Via Giuliotti 8x, bus 776 - metro laurentina sesto ponte&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.autistici.org/nodosolidale&quot; title=&quot;www.autistici.org/nodosolidale&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;www.autistici.org/nodosolidale&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facciamobreccia.org&quot; title=&quot;www.facciamobreccia.org&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;www.facciamobreccia.org&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.tmcrew.org/laurentinokkupato/&quot; title=&quot;www.tmcrew.org/laurentinokkupato/&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;www.tmcrew.org/laurentinokkupato/&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
</description>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/7">Guerre Globali</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/81">donne</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/564">Messico</category>
 <pubDate>Sun, 04 May 2008 23:14:23 +0200</pubDate>
 <dc:creator>indymedia</dc:creator>
 <guid isPermaLink="false">2623 at http://roma.indymedia.org</guid>
</item>
<item>
 <title>Stupri: il nemico è lo straniero?</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/2496</link>
 <description>&lt;p&gt;Stupri: il nemico non è lo straniero&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il problema delle violenze contro donne e degli stupri è il tema del film svedese &quot;Racconti da Stoccolma&quot;, vincitore del Premio Amnesty International al Festival di Berlino. Amnesty International ha avviato la campagna &quot;Il terrore dentro casa&quot; per sensibilizzare l&#039;opinione pubblica nei confronti di un dramma che oggi è particolarmente sentito e che politici e imbonitori di ogni  bordo strumentalizzano nelle loro campagne-sicurezza, mistificando i dati di una realtà che riguarda milioni di donne italiane per spargere i semi della xenofobia e del razzismo, facili cavalli di battaglia per conseguire risultati politici sulla pelle di una fascia debole della cittadinanza. L&#039;iniziativa di Amnesty International  è estremamente importante per attuare finalmente azioni di prevenzione efficace, perché avverte le donne che il &quot;nemico&quot; non è lo straniero, ma vive nel 99% dei casi fra le stesse pareti della vittima. Violenze e stupri (non solo nei confronti delle donne, ma anche dei bambini) sono un fenomeno grave e tipicamente domestico: solo il 6% dei casi denunciati, infatti, è opera di estranei, che per la maggior parte sono - inoltre - connazionali della vittima. Se poi si considera che appena l&#039;8 o 10% dei casi di violenza sessuale domestica vengono denunciati, ecco che la casistica conferma la tragedia degli stupri nella sconcertante realtà dei suoi numeri: il 99% di questa tipologia odiosa di crimini avviene in casa delle vittime, perpetrata da familiari o conoscenti delle loro stesse famiglie. Quando i nostri politici divulgano informazioni sul pericolo degli stupri, affermano regolarmente il falso, nascondendo quello che è &quot;il terrore dentro casa&quot; e proponendo disegni di legge e iniziative utili solo a rafforzare le loro ideologie discriminatorie e il loro &quot;braccio forte&quot;, ponendo le vittime e i potenziali bersagli di violenze e stupri in una situazione di grave rischio, senza alcuna difesa. R.M.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;mailto:info@everyonegroup.com&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;info@everyonegroup.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.everyonegroup.com&quot; title=&quot;www.everyonegroup.com&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;www.everyonegroup.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.annesdoor.com&quot; title=&quot;www.annesdoor.com&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;www.annesdoor.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
</description>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/10">Notizia</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/2">Controllo/Repressione</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/674">nazionale</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/81">donne</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/646">Gruppo EveryOne</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/1654">Stupri</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/263">xenofobia</category>
 <comments>http://roma.indymedia.org/node/2496#comments</comments>
 <pubDate>Fri, 25 Apr 2008 18:57:15 +0200</pubDate>
 <dc:creator>indymedia</dc:creator>
 <guid isPermaLink="false">2496 at http://roma.indymedia.org</guid>
</item>
<item>
 <title>VIVA CUBA!</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/1828</link>
 <description>&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-start&quot;&gt;&lt;label&gt;Inizio:&lt;/label&gt;07/03/2008 - 18:00&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-end&quot;&gt;&lt;label&gt;Fine:&lt;/label&gt;08/03/2008 - 23:59&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Il CDR/Roma promuove due giorni di approfondimento sul rapporto tra media e Cuba e sulla condizione femminile a Cuba. Saranno inoltre proiettate tre videoinchieste realizzate, sempre dal CDR, a Cuba nel novembre del 2007.&lt;/p&gt;
</description>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/95">Culture</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/1345">condizione</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/753">cuba</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/209">disinformazione</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/81">donne</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/1346">femminile</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/981">rivoluzione</category>
 <pubDate>Sun, 02 Mar 2008 10:34:13 +0100</pubDate>
 <dc:creator>indymedia</dc:creator>
 <guid isPermaLink="false">1828 at http://roma.indymedia.org</guid>
</item>
<item>
 <title>CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: LE LOTTE DI IERI, OGGI E DOMANI.</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/1680</link>
 <description>&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-start&quot;&gt;&lt;label&gt;Inizio:&lt;/label&gt;15/02/2008 - 20:00&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-end&quot;&gt;&lt;label&gt;Fine:&lt;/label&gt;16/02/2008 - 23:59&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Stiamo assistendo, a partire dalla fine del 2007, a ripetuti attacchi alla legge 194, anche attraverso la proposta di legge di moratoria sull&#039;aborto, ponendo sullo stesso piano la pena capitale e la decisione responsabile delle donne di decidere della propria vita e di quella di un nascituro.&lt;br /&gt;
Con la strumentale motivazione di proteggere un generico &quot;diritto alla vita&quot; si mina la legge 194, una delle più significative conquiste del mondo femminile poiché ne tutela la libertà e la capacità di autodeterminarsi. La 194 ha permesso di ridurre il numero degli aborti clandestini e di proteggere la salute delle donne.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;il programma:&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;VENERDI&#039; 15&lt;br /&gt;
ore 21.30 - videoproiezione&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
4 MESI, 3 SETTIMANE, 2 GIORNI&lt;br /&gt;
di Christian Mungiu (Romania 2007 113&#039;). Il film affronta  il tema&lt;br /&gt;
dell&#039;aborto. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;SABATO 16&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Giornata sul tema della violenza maschile contro le donne, in particolar modo la violenza domestica, rilevabile dall&#039;elevato numero di donne abusate o uccise da uomini che non ne accettano le scelte di libertà. La risposta a questo &quot;bollettino di guerra&quot; e al tentativo delle istituzioni di ridurre tutto ad un problema di ordine pubblico, è stata la manifestazione nazionale tenutasi a Roma il 24 novembre del 2007.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;ore 19.00 - incontro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Una rappresentante del Centro Donna Lisa (info: &lt;a href=&quot;http://www.centrodonnalisa.it&quot; title=&quot;www.centrodonnalisa.it&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;www.centrodonnalisa.it&lt;/a&gt;), realtà promotrice del corteo, ci aggiornerà sui contenuti del dibattito in rete e sulla due giorni di discussione prevista per sabato 23 e domenica 24 febbraio prossimi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;ore 21.00 - reading&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Poesie selezionate che hanno per tema la violenza subita dalle donne non solo come violenza fisica ma anche come privazione e negazione di diritti in diversi contesti:&lt;br /&gt;
lavoro, guerra, istituzioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;ore 21:30 - videoproiezione&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
TI DO I MIEI OCCHI&lt;br /&gt;
di Iciar Bollain (Spagna 2003)&lt;br /&gt;
Film sociale che affronta con coraggio il delicato e diffuso dramma della violenza sulle&lt;br /&gt;
donne. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;----------&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;CASALE PODERE ROSA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
via Diego Fabbri snc (angolo via A. De Stefani), 00137 Roma&lt;br /&gt;
bus: linea atac343 da piazza Sempione o da MetroB-Rebibbia&lt;br /&gt;
info: tel/fax 06.8271545 - &lt;a href=&quot;mailto:info@casalepodererosa.org&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;info@casalepodererosa.org&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
web: &lt;a href=&quot;http://www.casalepodererosa.org&quot; title=&quot;http://www.casalepodererosa.org&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://www.casalepodererosa.org&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
----------&lt;/p&gt;
</description>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/667">Antisessismo</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/477">autodeterminazione</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/81">donne</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/1247">legge 194</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/593">violenza</category>
 <pubDate>Fri, 15 Feb 2008 09:40:50 +0100</pubDate>
 <dc:creator>indymedia</dc:creator>
 <guid isPermaLink="false">1680 at http://roma.indymedia.org</guid>
</item>
<item>
 <title>Contro la violenza maschile sulle donne_ASSEMBLEA NAZIONALE 12 GENNAIO 2008</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/1075</link>
 <description>&lt;p&gt;Care compagne di lotta,&lt;br /&gt;
la manifestazione che abbiamo costruito insieme in poco più di un mese, ha superato di gran lunga le aspettative di ognuna di noi. La presa di parola di oltre centocinquantamila donne e lesbiche contro la violenza maschile sulle donne, agita soprattutto in famiglia, è un risultato politico straordinario. Il corteo ha attraversato generazioni e femminismi dando valore alle differenze. Per molte di noi un corteo di donne per le donne ha dato forza alla nostra voce, ai nostri corpi, alla nostra soggettività politica. Consapevoli che quella separatista è una delle pratiche con cui le donne scelgono di esprimersi, siamo interessate a rilanciare una discussione perché non vogliamo prescindere dal dialogo e dal confronto.&lt;br /&gt;
Il dato politico più importante è l’instancabile partecipazione di ognuna di noi in questo percorso, la condivisione di una piattaforma comune, l’autodeterminazione con la quale abbiamo rivendicato contenuti, pratiche e finalità, la sintonia con cui abbiamo risposto alla prevaricazione di soggetti istituzionali e partitici che, con politiche familiste e sessiste, hanno disconosciuto la libertà di scegliere delle donne. La nostra lotta contro la violenza passa necessariamente attraverso la libertà e l’autodeterminazione delle donne e delle lesbiche, messe in discussione da una proposta di modifica peggiorativa della 194, dal mantenimento della legge 40, dalle politiche pro famiglia avanzate dal governo grazie all’istituzione di un ministero ad hoc, dal pacchetto sicurezza.&lt;br /&gt;
Avevamo dichiarato in più occasioni (appello e comunicati stampa) di essere antifasciste, antirazziste e antisessiste. È per questa ragione che ci siamo riappropriate del corteo e della piazza spontaneamente e collettivamente. Altro che violenza, la nostra contestazione è stata una forma di autodifesa. Non è forse violenza il comportamento di sopraffazione di chi non ha voluto ascoltare il contenuto di questa giornata di lotta? Non è forse violenza non rispettare le nostre pratiche di rifiuto della delega e delle logiche di rappresentanza?&lt;br /&gt;
“Quando le donne dicono no, vuol dire no”. Le parlamentari e le ministre contestate hanno tentato di togliere la parola alle donne del corteo per ottenere visibilità e sostenere politiche in contrapposizione con i contenuti della manifestazione. Hanno cercato di strumentalizzare il nostro movimento anche grazie al salotto mediatico allestito da La 7, venuta meno agli accordi presi.&lt;br /&gt;
Le contestazioni hanno contribuito a chiarire sui media la distanza delle nostre posizioni politiche con quelle istituzionali, la differenza tra protagonismo collettivo e presenzialismo opportunista, l’affermazione della soggettività femminista, lesbica e femminile contro la mercificazione dei nostri corpi. E la chiamano antipolitica... noi la chiamiamo coerenza dei nostri percorsi politici.&lt;br /&gt;
Nostra esigenza e desiderio è ora una valutazione collettiva del percorso e della giornata che ha segnato il 24 novembre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per questo proponiamo un’assemblea nazionale il 12 gennaio a Roma come luogo di espressione, di incontro e di relazione, strumento e pratica utile a dare continuità al nostro movimento con una reale condivisione di pratiche e di percorsi. Ma rimaniamo aperte ad altre proposte che potrebbero venire da reti territoriali differenti.&lt;/p&gt;
</description>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/667">Antisessismo</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/13">Comunicati</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/674">nazionale</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/467">assemblea</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/745">contro</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/81">donne</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/617">femminismo</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/593">violenza</category>
 <enclosure url="http://roma.indymedia.org/sites/roma.indymedia.org/files/Istantanea 2007-11-30 16-30-52.jpg" length="98561" type="image/jpeg" />
 <comments>http://roma.indymedia.org/node/1075#comments</comments>
 <pubDate>Fri, 07 Dec 2007 20:02:51 +0100</pubDate>
 <dc:creator>indymedia</dc:creator>
 <guid isPermaLink="false">1075 at http://roma.indymedia.org</guid>
</item>
<item>
 <title>controviolenzadonne.org</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/902</link>
 <description>&lt;p&gt;controviolenzadonne.org che ha indetto una - Manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne a Roma il 24 novembre - condanna fermamente l&#039;approccio securitario con cui le istituzioni stanno affrontando il caso della donna violentata e in coma da ieri, dopo aver subito un&#039; aggressione a Roma presso la stazione ferroviaria di Tor di Quinto.&lt;br /&gt;
Ancora una volta la violenza maschile viene ricondotta a un problema di sicurezza delle città e di ordine pubblico, strumentalizzando a fini politici il dramma di donne che vengono stuprate e in molti casi uccise.&lt;br /&gt;
La violenza contro le donne continua a essere trattata come devianza di singoli o come responsabilità da addossare alla nazionalità degli aggressori e degli omicidi, mentre è strutturata all&#039;interno della società e della famiglia, e deriva dal dominio storico di un sesso sull&#039;altro.&lt;br /&gt;
L&#039;aggressività maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente (dati Onu) per le donne in tutto il mondo.&lt;br /&gt;
Senza un reale cambiamento culturale e politico che sconfigga una volta per tutte patriarcato e maschilismo non può esserci salto di civiltà.&lt;br /&gt;
La violenza sessista contro le donne è una delle emergenze sociali e politiche più pressanti e il silenzio delle istituzioni sul tema non è più accettabile.&lt;br /&gt;
Le donne di tutta Italia, i Centri antiviolenza e l&#039;associazionismo femminile e femminista che hanno aderito all&#039;appello del sito &lt;a href=&quot;http://www.controviolenza.org&quot; title=&quot;www.controviolenza.org&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;www.controviolenza.org&lt;/a&gt; scenderanno in piazza sabato 24 novembre a Roma per condannare la violenza maschile contro le donne e per affermare,come protagoniste, la libertà di decidere delle loro vite nel pubblico e&lt;br /&gt;
nel privato.&lt;/p&gt;
</description>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/13">Comunicati</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/78">Gender</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/81">donne</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/87">sessismo</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/262">sicurezza</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/593">violenza</category>
 <comments>http://roma.indymedia.org/node/902#comments</comments>
 <pubDate>Wed, 07 Nov 2007 19:12:54 +0100</pubDate>
 <dc:creator>indymedia</dc:creator>
 <guid isPermaLink="false">902 at http://roma.indymedia.org</guid>
</item>
<item>
 <title>Una barca per i diritti delle donne</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/34</link>
 <description>&lt;p&gt;El barco del grupo feminista holandés Mujeres sobre las Olas vuelve a la mar. Aún debe elegir destino (tiene ofertas de Europa, Argentina y otros países hispanoamericanos), pero ya cuenta con el beneplácito del Gobierno holandés para atracar en aguas internacionales (no muy lejos nunca de la costa de algún lugar en el que el aborto sea ilegal) y ofrecer su ayuda a las mujeres que lo necesiten. Hace tres años, el Ejecutivo holandés le quitó el permiso para hacerlo. El cambio en la dirección del aire político ha vuelto a hinchar sus velas, aunque con restricciones.&lt;/p&gt;
</description>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/78">Gender</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/12">Notizie da altri media</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/82">aborto</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/80">Diritti</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/81">donne</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/83">laicismo</category>
 <comments>http://roma.indymedia.org/node/34#comments</comments>
 <pubDate>Wed, 25 Apr 2007 15:39:02 +0200</pubDate>
 <dc:creator>indymedia</dc:creator>
 <guid isPermaLink="false">34 at http://roma.indymedia.org</guid>
</item>
</channel>
</rss>
