alemanno
Roma, Unicredit pignora due hotel dei Sensi all'Argentario e a Civitavecchia
Mer, 04/11/2009 - 14:09ROMA (4 novembre) - Unicredit pignora gli albeghi Filippo II all’Argentario e il Subay Park Hotel di Civitavecchia di proprietà della famiglia Sensi nell’ambito delle azioni esecutive intraprese per recuperare i 300 milioni di debiti. Il pignoramento, come riportato da Radiocor, sarebbe avvenuto il 16 settembre e, in assenza di accordi fra le parti, in 6-8 mesi verrà nominato un custode che, sulla base di una perizia, procederà alla messa all’asta dei due alberghi. Italpetroli e Unicredit cercheranno però di intavolare una trattativa per addivenire a una soluzione negoziale che scongiuri le carte bollate. Piazza Cordusio, oltre ai due pignoramenti ottenuti dai tribunali di Grosseto e Civitavecchia avrebbe depositato tramite l’avvocato Elio Ludini di Roma, altri atti esecutivi.
In risposta a queste iniziative, i Sensi, azionisti al 51% di Italpetroli, avrebbero promosso un giudizio arbitrale per dimostrare che il contratto di riscadenziamento dei 400 milioni di debiti, non si sarebbe risolto come sostiene Unicredit, perchè la controparte non avrebbe onorato il pagamento delle rate pattuite. In questo contesto ancora fluido l’avvocato Roberto Cappelli, rappresentante di Unicredit, avrebbe annunciato le dimissioni dal cda di Italpetroli la cui assemblea ieri, convocata dai Sensi proprio per estrometterlo, sarebbe andata deserta.
La decisione di Cappelli di fare un passo indietro sarebbe motivata dalla necessità di avere le mani libere per proseguire la sua attività professionale al fianco della banca. Il legale formalizzerà le dimissioni entro questa settimana. Unicredit ha aderito alla richiesta dei Sensi di negoziare un accordo da trovare attorno al tavolo dell’arbitrato. Italpetroli ha ingaggiato il professor Agostino Gambino, Unicredit il professor Francesco Carbonetti.
I due giuristi dovrebbero indicare un arbitro a testa che congiuntamente designeranno il presidente del collegio. Nelle more di queste decisioni potrebbe prendere corpo la ricerca di un accordo per definire una procedura chiara e precisa riguardo tempi e modalità di attuazione finalizzata alla cessione degli asset immobiliari e petroliferi.
E alemagno parla di stadi?
GIAP RESISTE, GIAP INSISTE - Iniziativa pubblica, piazza dell'Immacolata (San Lorenzo)
Dom, 01/11/2009 - 19:45Martedì 3 novembre - INIZIATIVA PUBBLICA - Piazza dell'Immacolata
Tre settimane fa, il 10 ottobre, abbiamo occupato uno stabile abbandonato da oltre 10 anni per restituirlo al quartiere e farne un luogo ad uso pubblico e sociale in cui poter ospitare: una ludoteca popolare, uno sportello casa, uno sportello lavoro, una casa degli studenti ed una sala della partecipazione. Neanche dopo 3 giorni Alemanno ed il prefetto, utilizzando la società proprietaria dell'immobile come foglia di fico, hanno inviato a sgomberarci oltre 250 agenti in tenuta antisommossa. Migliaia di euro pubblici spesi per tutelare gli interessi degli speculatori ed erigere dei muri grigi laddove volevamo colore e partecipazione. Ma di che cosa avevano paura? Forse del fatto che i cittadini di San Lorenzo si organizzassero a partire dai propri bisogni e per difendere i propri diritti? Noi non ci fermiamo, noi insistiamo, continuando a portare per le strade del quartiere i nostri progetti e le nostre idee.
- DALLE 16.00: Ludoteca in Piazza - Giocoleria e spettacoli per i bambini
- ALLE 18.00: "Giap va in città" - proiezione del videometraggio di presentazione del progetto
GIAP RESISTE - GIAP INSISTE
Alemanno ha fatto Luft
Gio, 22/10/2009 - 20:31La giunta Alemanno ha sperimentato un sistema chiamato Luft (“aria” in tedesco) che montato sugli autobus serve a ripulire l'aria dalle polveri sottili. Detta così, la notizia suona positiva e più d'uno, in giro per la rete, ha vantato la sensibilità ecologica di Alemanno. Fatti un po' di conti, però, il sistema sembra del tutto inutile e c'è, forse, da discutere sull'uso delle risorse pubbliche per operazioni che sembrano più tentativi di greenwashing, che operazioni adatte a ridurre le emissioni in atmosfera. Il “lavaggio verde” è la modalità preferita dalla politica e dal commercio per darsi una patina di sensibilità ecologica. Una benzina appena meno inquinante diventa subito “verde”, un carburante può addirittura diventare “ecologico” se è raffinato dal grano invece che dal petrolio.
Anche se si presta a colpire l'immaginazione (“Il sindaco che pulisce l'aria"), il principale problema del sistema “Luft" è concettuale. Il dispositivo è in pratica un aspirapolvere che dovrebbe trattenere in particolare le famigerate polveri sottili e anche le meno conosciute nano-polveri. Dove però la logica fa a pugni con la realtà è nell'idea che abbia senso spendere denaro ed energie per pulire l'aria invece che per cercare di non sporcarla. In questo senso, dotare gli autobus romani di enormi scatoloni con il sistema “Luft” sul tetto, ha lo stesso senso che avrebbe mettersi a raccogliere l'acqua con uno straccio mentre il rubinetto che allaga la casa continua a buttare acqua. Non dovrebbero esserci dubbi su quale sia la sequenza corretta, ma la politica trova sempre nuove strade per aggirare l'ovvio.
L'idea di filtrare l'aria sporca piace e trova finanziamenti. Li trova nelle pieghe dei provvedimenti contro l'inquinamento e trova anche accoglienza presso le amministrazioni, che possono dimostrare a poco prezzo e senza disturbare le abitudini dei motorizzati, il mercato dei carburanti, dando l'apparenza di curare la salute dei propri cittadini ed elettori. Così in alcune città sono spuntate delle edicole che in realtà sono “stazioni aspiranti” che filtrano l'aria e catturano le polveri. L'italico genio non conosce confini né ostacoli. Ma le emissioni inquinanti non si esauriscono con le polveri sottili, i filtri non catturano la CO2 e nemmeno la gran parte del minestrone di veleni che spediamo in atmosfera con la combustione e l'evaporazione di sostanze. Di sicuro non ripuliscono la vasta gamma di emissioni provocate dal traffico.
A stare ai dati forniti dal sito del comune di Roma, un “Luft” recupera “per ogni 100 autobus muniti di questo dospositivo (sic)... 824 grammi di polveri sottili al giorno, pari a tre quintali l'anno.” Che sono tre chili all'anno per ogni “Luft”. D'accordo che le polveri sottili sono pericolose e sospettate dei peggiori delitti, ma se per raccoglierne otto etti in un giorno si attrezzano cento autobus con un sistema che avrà pur bisogno di manutenzione, che pesa un centinaio di chili (e ne peggiora quindi i consumi) e che costa qualche migliaio di euro al pezzo (ventimila per la precisione), non sembra esattamente un'idea intelligente: il prezzo non sembra giusto nemmeno se le nano-polveri fossero pericolose quanto alcuni sostengono.
Sostituire un autobus a gasolio con uno a metano, tanto per stare nei dintorni, permette di risparmiare qualche tonnellata d’inquinanti in un anno. Restando al CO2, un'auto moderna e in regola con le ultime normative ne emette centoquaranta grammi a kilometro, che se quella stessa macchina fa 10.000 kilometri all'anno diventano millequattrocento kg. Quasi una tonnellata e mezzo. E questo solo per il CO2. Quanti milioni di tonnellate di inquinanti rilasciano in atmosfera i veicoli a Roma? Quanto pesano le nanoparticelle rilasciate in un anno nell'aria romana?
Un dettaglio non trascurabile sull'impatto che può avere un sistema del genere sull'insieme dell'aria romana, perché l'aria è un fluido e non è che il “Luft” si lasci dietro scie di aria pulita. Se un “Luft” tratta diecimila metri cubi di aria all'ora, c'è da dire che il volume dell'aria nel comune di Roma è di qualche miliardo di metri cubi solo a moltiplicare la superficie del comune per un'altezza di tre metri. Aria che continuerà ad essere sporcata dagli scarichi di milioni di veicoli mentre (nell'ipotesi più ottimistica) qualche centinaio di “Luft” girerà per Roma a caccia di farfalle.
A rendere il tutto più ridicolo c'è anche la questione del destino delle polveri raccolte dal sistema. Il Comune di Roma dice che ”Il funzionamento del dispositivo si basa sull'azione congiunta di elettrofiltri che isolano le microparticelle delle polveri dell'aria e degli altri inquinanti - segnatamente gli ossidi di azoto, di zolfo, gli Ipa e i pollini - e, successivamente, le abbattono tramite un sistema di ugelli, che spruzzano a pressione una soluzione salina a base acquosa, totalmente ecocompatibile.” C'è confusione, perché il signor Stefano Montanari, chiamato in qualità di esperto a consigliare la giunta capitolina dice invece sul suo sito: “...di acqua non ne va una goccia, essendo la pulizia eseguita con un sistema ad ultrasuoni. E le polveri? Dove finiscono le polveri catturate? Forse non ho gridato abbastanza forte: le polveri vengono compattate ad alta pressione e ci si fanno dei graziosi cubetti belli sodi da cui non esce nulla. E i filtri intasati? ... Inoltre, questi durano un anno, mentre gli elettrofiltri tengono le polveri appiccicate, e questo per non meno di sei mesi (ma probabilmente anche un anno), dopodiché il sistema viene lavato (niente acqua!)". Nasce quindi il mistero della soluzione salina a base acquosa: era meglio se si spiegavano prima tra loro.
Stefano Montanari è un esperto delle polveri più fini che ci sono, è un “nanopatologo” e si occupa delle patologie provocate dalle “nanoparticelle”, sulle quali non è che ci sia una gran letteratura scientifica. La sua consorte è una scienziata che ha concluso una ricerca sul tema e Montanari ne era così entusiasta che ha convinto Beppe Grillo a indire una colletta e i suoi fan a sponsorizzare l'acquisto di un microscopio speciale da trecentomila euro per permetterle di andare avanti nelle ricerche. Poi il microscopio è finito ad un'università e sulla vicenda è calato il silenzio. Nel suo curriculum c'è anche la sua candidatura a premier alle ultime elezioni; se non ve ne siete accorti non è una colpa, era il candidato della lista “Per il Bene Comune”, creata proprio fidando sulla popolarità ottenuta attraverso il sito di Grillo. Ma non è riuscito a impensierire Berlusconi e Veltroni, lo 0.3% raccolto dalla sua formazione non ha portato in parlamento nemmeno un deputato. Ora Montanari riappare e forse il suo destino diventerà quello dell'ecologista-foglia-di-fico intruppato in un partito di destra.
Alemanno farebbe bene a cambiare consulenti e a chiedersi che senso abbiano gli orridi scatoloni sul tetto degli autobus, ma anche e se valga la pena di rischiare di passare alla storia dell'Urbe come il sindaco del “Luft”; forse non vale la pena di rischiare il ridicolo eterno ed universale per guadagnare qualche punto presso i romani sensibili all'inquinamento. Sicuramente non vale la pena di impegnare centinaia di migliaia di Euro per questo genere di esperimenti: il bilancio capitolino è già abbastanza sgangherato per infliggergli anche questa umiliazione.
Firmata l'ordinanza anti lavavetri - La multa sarà di cento euro
Mar, 20/10/2009 - 13:02Sarà di 100 euro la multa che verrà comminata ai lavavetri sorpresi ai semafori. E' questa infatti la sanzione amministrativa che è prevista nell'ordinanza firmata oggi dal sindaco Gianni Alemanno e presentata in Campidoglio.
E' il nucleo centrale dell'ordinanza anti-lavavetri presentata oggi in campidoglio dal sindaco di roma gianni alemanno. Il provvedimento entrerà in vigore il primo novembre 2009 e avrà validità fino al 30 giugno 2010.
"L'idea centrale - ha spiegato Alemanno - è che nessuno deve molestare gli automobilisti, sia per un problema di sicurezza stradale, che per un fatto di tranquillità dei cittadini".
L'ordinanza, ha precisato il sindaco, riguarderà anche i giocolieri, che negli ultimi mesi si sono moltiplicati agli incroci della capitale. Per svolgere la loro attività dovranno restare sui marciapiedi e avvicinarsi alle auto soltanto se chiamati dagli automobilisti. Rimangono invece fuori dall'ordinanza i cosiddetti "strilloni", coloro i quali vendono i giornali ai semafori che, ha puntualizzato il sindaco, rientrano in una attività prevista e autorizzata.
(20 ottobre 2009)
da roma.repubblica.it
Walter Rossi - Una corona di spine
Mar, 06/10/2009 - 16:49Walter Rossi - Una corona di spine
Blitz al monumento a Walter Rossi - tolta la corona deposta dal sindaco
«A lui questa rappacificazione non sarebbe piaciuta»
ROMA (4 ottobre) - «A lui questa rappacificazione non sarebbe piaciuta». Sono passate da poco le 14 quando un gruppo formato da una decina di persone si riunisce ai piedi del monumento a Walter Rossi. Qualcuno ha i capelli sale e pepe. Ha gli anni che oggi avrebbe lo studente ucciso il 30 settembre del 1977 da un colpo di pistola esploso dai fascisti. Sono «i compagni e gli amici di Walter», che hanno formato un’associazione. A loro la corona deposta dal sindaco Alemanno e l’abbraccio col padre di Walter non sono andate giù.
Uno striscione con scritto «Alemanno non siamo tutti uguali davanti alla storia» prende il posto della corona che finisce in un cassonetto. «Neanche io ho condiviso l’iniziativa di mio padre Franco, all’epoca avevo solo 4 anni e mezzo, ma ho vissuto il resto della mia vita nel dolore, nel ricordo e anche nella paura per le minacce che abbiamo continuato a subire», dirà poco dopo Gianluca, uno dei due fratelli di Walter. L’unico della famiglia che il 30 settembre scorso non aveva preso preso parte alla cerimonia col primo cittadino.
La corona del sindaco nel cassonetto è quello che resta di una rabbia dura da smaltire. Il rifiuto a coltivare una memoria condivisa. Il segno tardivo di una stagione dell’odio che per qualcuno - pochi ormai - continua. Fino a sfiorare il vandalismo o a scindere in due il ricordo. La commemorazione ufficiale dinanzi alle mani protese del monumento, e il ricordo privato. I fiori portati dagli amici davanti alla lapide in via delle Medaglie d’oro davanti a una pompa di benzina, nel punto esatto in cui il giovane studente, vicino a Lotta continua, fu freddato con un colpo di pistola. E il cordoglio istituzionale.
Franco Rossi, 83 anni, padre di Walter, 32 anni dopo quel delitto rimasto impunito, il giorno dell’anniversario aveva usato parole molto affettuose nei confronti di Alemanno, all’epoca militante del Fronte della gioventù. «È la prima volta che posso commemorare un ragazzo di sinistra ucciso negli anni di piombo», aveva commentato il sindaco. Senza sapere che quel gesto di riconciliazione avrebbe diviso un padre dal figlio.
C.Mar.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=75481&sez=H...
Una corona di spine
Come amici e compagni di Walter intendiamo definitivamente chiarire che la rimozione della corona del Comune deposta dal sindaco Alemanno davanti alla lapide di Walter Rossi non può essere definito un atto vandalico in quanto pubblicamente annunciato e realizzato alla luce del sole. Tale atto fortemente simbolico ma profondamente politico, ha assunto per noi un motivo preciso che è quello di ripristinare il giusto ordine nelle vicende riguardanti la memoria, la morte e l’insabbiamento del processo ai colpevoli.
Noi rispettiamo e lo abbiamo sempre fatto in tutti questi anni il dolore di una famiglia, riteniamo quindi disgustoso il tentativo di rimestare nel dolore privato alimentando certe contrapposizioni; sappiamo però altrettanto chiaramente distinguere gli affetti dalla politica e quando quest’ultima si fa largo lucrando sugli affetti e sul dolore. Questo sindaco dovrebbe ricordarsi e raccontarci che gli assassini quel giorno uscirono da una sezione del MSI da lui ben conosciuta e frequentata; dovrà ricordarsi e raccontarci qualcosa di più su quei fatti, prima di onorare la memoria di un antifascista. Gli abbiamo posto delle domande, attendiamo le risposte!
Gli amici e compagni di Walter
Walter Rossi: un ricordo senza pace
Le 10 domande poste al sindaco Alemanno:
1) Signor sindaco, ricorda dove era la sera del 30 settembre del 1977?
2) Conosceva o frequentava all’epoca Cristiano Fioravanti e Alessandro Alibrandi, indicati da più fonti come gli assassini di Walter Rossi, pur se mai condannati per l’omicidio?
3) Come militante attivo del Fronte della gioventù ha avuto modo di frequentare i locali della sezione dell’MSI della Balduina, a Roma, dalla quale sono partiti e in cui si sono rifugiati indisturbati gli esecutori dell’omicidio? E conosceva o frequentava all’epoca qualcuno degli attivisti presenti quella sera nella sezione?
4) Era al corrente della riunione tenutasi nel mese di settembre del 1977 nel quartiere di Monteverde nella quale si organizzò a Roma la strategia di attacco ai militanti della sinistra e furono pianificate le aggressioni?
5)Risponde al vero la sua richiesta di coinvolgere in questa operazione di "pacificazione" il padre di Walter Rossi?
6)Non trova strumentale e di facile approdo rendere partecipe soltanto un anziano genitore, in dissenso con altri componenti della famiglia e con i compagni e gli amici di Walter?
7) Ritiene che i conti con la storia o una sua rilettura possano essere effettuati con un mero avallo "genetico", prescindendo dall’analisi dei fatti e dal riconoscimento dei protagonisti di quegli anni?
8) Ricordando anche come l’assassinio di Walter Rossi rappresentò un salto di qualità nella recrudescenza fascista, ricordando l’emozione e indignazione che attraversò l’Italia intera, le lacrime di Sandro Pertini e dei centomila che seguirono Walter il giorno dei funerali, non crede sia il caso di una lettura più attenta dei contenuti di quella stagione politica?
9) Ritiene giusto che Cristiano Fioravanti, che ha dichiarato di essere stato presente la sera dell’omicidio e individuato grazie al lavoro dei compagni e degli amici di Walter e alla mobilitazione della stampa democratica come uno dei due esecutori materiali dell’omicidio, viva da tempo in libertà sotto protezione del Ministero degli Interni?
10) I compagni di Walter, che espressero il loro dissenso a Violante sulla riabilitazione dei giovani di Salò, affermano, oggi come allora, che vi è una sostanziale differenza fra vittime e carnefici. Non crede che, senza una chiarezza in tal senso, sia assai fuorviante e strumentale parlare di "pacificazione"?
Foto al link :
Walter Rossi - Una corona di spine
Lun, 05/10/2009 - 16:18Come amici e compagni di Walter intendiamo definitivamente chiarire che la rimozione della corona del Comune deposta dal sindaco Alemanno davanti alla lapide di Walter Rossi non può essere definito un atto vandalico in quanto pubblicamente annunciato e realizzato alla luce del sole.
Tale atto fortemente simbolico ma profondamente politico, ha assunto per noi un motivo preciso che è quello di ripristinare il giusto ordine nelle vicende riguardanti la memoria, la morte e l’insabbiamento del processo ai colpevoli.
Noi rispettiamo e lo abbiamo sempre fatto in tutti questi anni il dolore di una famiglia, riteniamo quindi disgustoso il tentativo di rimestare nel dolore privato alimentando certe contrapposizioni;
sappiamo però altrettanto chiaramente distinguere gli affetti dalla politica e quando quest’ultima si fa largo lucrando sugli affetti e sul dolore.
Questo sindaco dovrebbe ricordarsi e raccontarci che gli assassini quel giorno uscirono da una sezione del MSI da lui ben conosciuta e frequentata; dovrà ricordarsi e raccontarci qualcosa di più su quei fatti, prima di onorare la memoria di un antifascista.
Gli abbiamo posto delle domande, attendiamo le risposte!
Gli amici e compagni di Walter
Andrini nazista della banda Alemanno
Mer, 16/09/2009 - 22:32Il 17 settembre 2009, il capobanda Alemanno aprirà il consiglio comunale rispondendo sul caso Andrini.
L'11 settembre durante il corteo in difesa delle lotte per la casa è partita la campagna cittadina contro la nomina di Stefano Andrini come Amministratore Delegato di A.M.A. Servizi.
Pur comprendendo il difficile momento storico che la nostra città sta vivendo, gli attacchi alle occupazioni abitative e centri sociali, la persecuzione dei rom, gli agguati contro i gay, ci sembra assurdo che la nomina di un naziskin che nel 1989 quasi uccise due compagni a sprangate davanti al cinema Capranica passi sotto silenzio, come se tra quindici anni l'assassino di Renato Biagetti fosse nominato dirigente di una importante azienda di stato.
La banda Alemanno è già numericamente significativa, all'accolita di fascisti si è aggiunto ora grazie a Panzironi (Ama Servizi) Stefano Andrini, condannato a 4 anni per tentato omicidio nel 1989, fermato e denunciato nel 1994 insieme al fratello all'università la Sapienza per il ferimento di uno studente e poi denunciato per possesso di armi, presente alle commemorazioni del gerarca nazista Rudolf Hess in Germania e tutt'ora intestatario del sito degli Irriducibili.
Dopo false indignazioni e inutili cerimonie (i sit-in centrosinistri) è ora che la città di Roma,
attraverso tutte le varie realtà e con tutta la creatività e fantasia, si attivi affinchè lo schifo della storia torni al suo posto, nel bidone della mondezza!
Andrini e Panzironi devono essere cacciati, e devono essere cacciati adesso, o tra qualche settimana avremo un nazista in più in un ruolo chiave dell'amministrazione romana.
Fascisti e nazisti sconfitti e sepolti dalla storia sono nostri nemici, e con loro tutti quelli che tentano di uscire dalle fogne con improbabili travestimenti.
Di Maggio è tornato!
Mer, 16/09/2009 - 15:19Rieccolo, dopo qualche mese di quarantena, uno dei personaggi chiave della gestione recente di Roma, il comandante dell'VIII gruppo dei vigili urbani Antonio di Maggio. C'era lui, infatti, alla guida degli agenti che hanno sgomberato il Foro Boario, come raccontano le agenzie.
Di Maggio era stato uno degli eroi negativi dell'amministrazione Veltroni: sotto la sua direzione, l'VIII gruppo dei vigili urbani, i celebri "pizzardoni" che vediamo ai semafori, era stato trasformato in una gang di giustizieri paramilitari, capaci di azioni spettacolari e violente da corpo d'elite. Grazie ai bicipiti dei suoi uomini, Veltroni aveva espulso da Roma ("pacatamente, serenamente") migliaia di rom colpevoli di imbrattare la sua vetrina. I super-pizzardoni parevano divertirsi come una ronda padana quando, con le armi spianate, giravano per i quartieri bene, soprattutto a Prati, picchiando i pericolosi ambulanti senegalesi, tanto da finire sotto inchiesta.
Poi, cambiata la giunta, Alemanno lo aveva spostato al controllo dell'abusivismo edilizio, in cui al massimo si mettono i sigilli alle villette di piccoli imprenditori in bancarotta e si raccoglievano un po' di mazzette - a Roma, i palazzinari abusivi veri sono intoccabili. E altre nomine, come il gruppo speciale sicurezza urbana. "Promuovere per rimuovere", si dice spesso in questi casi. Nel frattempo, a sgomberare i roma ci pensava l'Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico. Forse la fu passione per la rissa da strada, o forse la frustrazione di vedere i suoi Rambo tornati a dirigere il traffico: fatto sta che Di Maggio rassegnò le sue dimissioni in aprile.
Ora che Alemanno mette l'acceleratore sugli sgomberi, il suo nome deve essere tornato di moda, se simili operazioni sono di nuovo affidate a lui. Che bello, sembrano tornati i tempi di Veltroni. Si stava peggio quando si stava meglio.
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"Alemanno sporco fascista", "10-100-1000 piazzale Loreto" --- Spettacolo al TG1 dell'8 settembre
Mer, 09/09/2009 - 20:5113.30, 8 settembre 2009, il TG1 manda il servizietto su Napolitano, Alemanno e tutta la banda che rimembrano la battaglia avvenuta a porta S.Paolo a Roma ("Piramide") all'annuncio dell'armistizio contro i nazifascisti.
Al termine, di botto, attizzo le orecchie incredulo...finisce il servizio, le telecamere entrano in studio, e mentre lo spaghetto finisce in bocca sento sì dolci parole:
"Alemanno sporco fascista - 10 100 1000 piazzale Loreto".
E' il conduttore, Paolo di Giannantonio, a dare così la notizia con questo inizio ad effetto, delle scritte fatte nella notte a Forte Bravetta.
Per un attimo ho pensato che il TG1 avesse avuto un barlume di coscienza...
Qui a questo link il TG1 completo, la "notizia" si trova intorno al settimo minuto.
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem...
Buon ascolto, e se qualcuno ci riesce, lo scaricasse e lo campionasse per qualche base musicale a tema.
Ombre nere sul Campidoglio. Alemanno completa la squadra
Mer, 02/09/2009 - 17:00Dal pellegrinaggio di Lourdes, Gianni Alemanno preferisce snocciolare «valori e fede per una Roma migliore» e annunciare nuove rotte religiose per la capitale, presto a Santiago de Compostela. Al più, si lascia andare a un “in bocca al lupo” per il nuovo allenatore giallo-rosso. E, persino, a un “al di là di come la pensava, lo stimo molto” per Che Guevara evocato (sic) da un pellegrino. Sui fantasmi che con lui sono rispuntati come consulenti e amministratori in Campidoglio, il cattolicissimo sindaco, già “cuore nero” ai tempi dell’Msi, lascia scendere un provvidenziale silenzio. Troppo assorto nelle cose spirituali per rispondere alla polemica che si alza sull’ultima nomina capitolina. Quella di Stefano Andrini ad amministratore delegato dei Servizi Ambientali dell’Ama, la municipalizzata che si occupa di rifiuti e che da un anno continua ad imbarcare i “fedelissimi” del sindaco. Dall’ad, Franco Panzironi, già alla guida dell’Unione nazionale razza equina, quando Alemanno si occupava di Agricoltura e l’Unire accumulava conti in rosso. A Stefano Andrini, 39 anni, tutt’altro passato, che dall’alto del nuovo incarico ammonisce: «Querelerò chiunque osi definirmi naziskin».
Era il 1989 - Alemanno era segretario del Fronte - quando fuori dal cinema Capranica, dove si teneva un festival di cinema di fantascienza, un gruppo di “naziskin”, usciti dalla proiezione, aggredirono a colpi di spranghe altri spettatori, giovani di sinistra, con cui era scattato un diverbio. A terra, gravemente feriti, rimasero Andrea Sesti e Giannunzio Trovato. Furono emessi otto mandati. Ma i gemelli Andrini, Stefano e Germano, erano fuggiti in Svezia, dal padre. E anche Mario Vattani, figlio del diplomatico, era già oltreconfine. Due anni dopo, Andrini fu condannato con il fratello a 4 anni, poi ridotti a 3. Vattani, anche lui nella squadra dei fedelissimi di Alemanno, chiamato tra i primi in Campidoglio e suo consulente diplomatico già al ministero dell’Agricoltura, fu invece prosciolto per non aver commesso il fatto. E qualche anno dopo si avviò alla carriera diplomatica. Andrini, uscito dal carcere, continuò a militare nell’estrema e fu di nuovo arrestato nel ‘94 per il ferimento di uno studente alla Sapienza: «Ma fui assolto», anzi, «risarcito». E riabilitato, «risulta ora senza precedenti penali», precisano dall’Ama. Un po’ poco per arruolarlo, prima come funzionario e ora come ad di Ama,in Campidoglio, dove spiccava già il nome dell’ex leader di Fn, Antonio Lucarelli, capo segreteria del sindaco, che, per mano dei suoi assessori o dei consiglieri ha dispensato anche patrocini a Casapound e alle iniziative benefiche di Mambro e Fioravanti.
02 settembre 2009
Mariagrazia Gerina