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 <title>cinema</title>
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 <title>LA MALATTIA DEI SENTIMENTI. ANTONIONI, L&#039;UOMO INVISIBILE</title>
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 <description>&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.sergiofalcone.blogspot.com&quot; title=&quot;www.sergiofalcone.blogspot.com&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;www.sergiofalcone.blogspot.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;LA MALATTIA DEI SENTIMENTI.&lt;br /&gt;
ANTONIONI, L&#039;UOMO INVISIBILE&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;di sergio falcone&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ispirava un senso d’irrealtà, di gelo. Era un uomo che non aveva tempo da perdere con le formalità. Lo spiavo durante i nostri incontri e mi pareva che avesse un aspetto severo, triste, con una smorfia da misantropo sul viso. Di alta statura, ancora piacente nell’aspetto, curato nel vestire…&lt;br /&gt;
Il nostro ultimo appuntamento risaliva a Identificazione di una donna del 1982. Da circa sei anni Michelangelo Antonioni è stato privato della parola da un ictus grave, anche se poi non ha rinunciato a vivere la sua vita di cineasta, realizzando ancora brevi filmati, documentari, saggi di regia. In questi giorni, Antonioni compie ottant’anni, essendo nato a Ferrara il 29 settembre 1912. In Francia, Cahiers du cinéma gli dedica un lungo dossier retrospettivo dal titolo Antonioni, l’homme invisible. E ancora dalla Francia giunge la notizia che il nostro regista parteciperà come attore, nel ruolo principale di un ufficiale di cavalleria, ad un nuovo film girato dallo scrittore Alain Robbe-Grillet, che ha curato anche la sceneggiatura. Il film si intitola La forteresse, La fortezza. La vicenda si svolge interamente in una caserma. Le riprese inizieranno nel gennaio ’93.&lt;br /&gt;
Michelangelo Antonioni si trova a Parigi, dove ha ricevuto, dal ministro della cultura Jack Lang, le insegne di commendatore dell’Ordine delle arti e delle lettere. Antonioni è infatti un vecchio conoscitore del cinema e della letteratura francesi. Aveva esordito nel cinema proprio in Francia come assistente di Marcel Carné in Les visiteurs du soir, del 1942. E, durante gli anni più bui della guerra, aveva svolto l’attività mal pagata di traduttore, curando, per le nostre edizioni, Atala di Chateaubriand, Monsieur Zéro di Paul Morand, La porte étroite di André Gide.&lt;br /&gt;
Le manifestazioni parigine in onore di Antonioni proseguono alla Maison des Ecrivains che, in collaborazione con l’Istituto italiano di cultura, organizza alcune tavole rotonde sul nostro regista. E’ previsto anche un Album Antonioni, mentre il museo del Louvre ospita una retrospettiva integrale dei suoi films e dei cortometraggi, iniziando dal primo, Gente del Po, del 1942. Il gran cerimoniere delle celebrazioni parigine è lo scrittore Alain Robbe-Grillet, da sempre un fervido ammiratore del nostro regista, mentre le manifestazioni americane, che verranno ospitate al Lincoln Center di New York, dal 16 al 30 ottobre, saranno gestite dal regista italo-americano Martin Scorsese. A Roma si festeggerà Antonioni prima di Natale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Antonioni abita in un attico affacciato sul Tevere, a Tor di Quinto, un quartiere borghese dove finirono anche Visconti e Rossellini: una sorta di campo di concentramento per registi, in cui si invecchia e si perdono le ultime illusioni. E’ un uomo solitario e scontroso da non crederci, mai riconciliato con se stesso, ritratto vivente della fatica di vivere: timido, introverso, malinconico, vulnerabile.&lt;br /&gt;
Il suo cinema nasce dal bisogno di contatto. Di raffinato mestiere, borghese critico dell’aridità borghese (“Vorrei amarti, o amarti meglio”, dice un suo personaggio), nella vita privata aveva difficoltà a parlare, ad infilare una dietro l’altra frasi descrittive, evocative. Risposte brevi, frammenti di un impossibile colloquio. Voce profonda, nervosa, sempre sul congedo. Sguardo inquisitorio, di difesa, faccia sconvolta da tic. Dava la sensazione di un’infelicità senza aggettivi, dovuta in parte ad incontri sbagliati con quelli che lui definiva i “mercanti di pellicole”.&lt;br /&gt;
Mi spiegava Antonioni: “Vi sono alienazioni di tipo freudiano, marxiano, hegeliano, quotidiano…”. Quella dei suoi personaggi è una nevrosi classica, che può nascere da smania di affetto, disamore, insoddisfazione e da crisi di adattamento.&lt;br /&gt;
Un’angoscia diversa dalle ossessioni di tipo autistico di Ingmar Bergman, che introduce la presenza del divino in molti suoi films: una sorta di infantile paura ereditata da Strindberg.&lt;br /&gt;
Per i critici Pio Baldelli e Guido Aristarco, Antonioni è un autore assai vicino a Bergman. Ma, nell’anno di Professione reporter, Antonioni mi disse: “Discutevo appunto con Bergman della nevrosi nel mondo contemporaneo: facevamo insieme l’analisi del rapporto coniugale, cioè della coppia e della sua tragica incomunicabilità…”.&lt;br /&gt;
E, interrogato sui sentimenti come sorgente di tensione stilistica, si difese: “Detesto sentimentalismo, pietismo, patetismo. Io scelgo la lucidità. Sono un uomo rigorosamente laico. Non impongo i sentimenti: li propongo, li descrivo. Detesto le scene madri. Non sono un moralista, né un pedagogo”.&lt;br /&gt;
Era difficile per Antonioni – regista della malattia dei sentimenti (vuoto interno, aridità, assurdo, incomunicabilità, alienazione) – rispondere alla domanda: che cosa ci isola e provoca angoscia? Correvi il rischio, se confrontavi la tua opinione con quella di Antonioni, di considerare addirittura inesistenti certi sentimenti, quasi non li provavi più. Eri rigettato nel clima di Kafka. Il dialogo scarno e avaro accresceva il bisogno di riempire il vuoto. Tornava alla mente la frase di Musil: “Non c’è nulla tra le stelle lontane, le une dalle altre…”. Aveva detto Antonioni a Jean-Luc Godard, nell’intervista La nuit, l’éclipse, l’aurore, per i Cahiers du cinéma: “… Penso che accadranno negli anni futuri trasformazioni assai violente, nel mondo, come nell’intimo dell’individuo. La crisi di oggi viene da questa confusione spirituale, dal disordine delle coscienze, della fede, della politica”. Parole davvero profetiche, queste di Antonioni.&lt;br /&gt;
Una schiarita la avvertivi alla domanda su che cosa ci unisce maggiormente: legami di fiducia, qualità, stima, debolezze? Quanti modi esistono di vivere ed amare? Gli posi questa domanda, a proposito di Identificazione di una donna, del 1982. Affioravano i suoi ricordi, pensieri felici: quasi una nebbia avvolgeva certi particolari del suo racconto. Rispondeva che la donna, a conoscerla bene, è in genere di un’estrema sensibilità e franchezza. In compagnia di una donna, il bene è un fatto naturale e il male, un caso del tutto eccezionale.&lt;br /&gt;
“La psicologia femminile è un filtro sottile della realtà” – diceva – “indubbiamente più della psicologia maschile. Per questo motivo, nei miei films ho preferito certe immagini di donna. Conosco bene l’indole femminile, anche se da Blow-up in poi mi sono occupato in prevalenza di personaggi maschili”.&lt;br /&gt;
Da giovane, a Ferrara, andava in un casamento popolare: ci restava tutta la notte a far l’amore, la ragazza era dolce e fedele. Entrava anche in case nascoste e difese, perdute nel verde, del tipo giardino dei Finzi-Contini. Case solide, pavimenti di mosaico, vetrate ora splendenti, ora opache, secondo la luce. “C’erano quasi tutte le ragazze ‘per bene’ della città. Allora a Ferrara era facile trovare le ragazze: ma ero giovane, ora non so se lì tutto è facile come allora. Ero campione di tennis, vincevo quasi tutti i tornei, battevo anche il mio amico Giorgio Bassani”.&lt;br /&gt;
Borghese autocritico, si difendeva dall’accusa che gli muovevo di essere solo un regista della borghesia. Mi diceva: “Un film è anche un viaggio attorno a noi stessi. Ognuno scava nell’ambiente in cui è nato e vissuto. E’ chiaro che i personaggi della borghesia mi sono più familiari. Solo in due films (Il grido e Deserto rosso), ho descritto situazioni e stati d’animo di operai del mondo della fabbrica”.&lt;br /&gt;
Parafrasando Rimbaud, gli chiedevo perché voleva tanto evadere dalla realtà (vedi la crisi di identità in Professione reporter). “Ha forse dei segreti per cambiar vita, essere ‘un altro’, non essere più quello che è?”, era la mia domanda. Si limitava a citare Rimbaud ma, intimidito, non mi dava una chiara risposta.&lt;br /&gt;
Interrogato sulle sue preferenze letterarie, sulla poesia e sui poeti, mi diceva: “Sono momenti della vita. Certe esperienze letterarie si assimilano, e basta. Poi ci si rivolge ad altri autori, cioè si matura, ci si evolve. Ho letto André Gide con avidità, poi l’interesse è svanito. Ho amato Flaubert, Camus, Joyce. Ho letto Lucrezio, il poeta del ‘taedium vitae’, che è di un’attualità sconcertante. L’incertezza, infatti, è il tema dominante del nostro tempo. Ho riletto i poeti simbolisti, gli apocalittici, i poeti metafisici inglesi, John Donne. Ma preferisco guardare anziché leggere. Un film è un racconto in movimento. Ho assimilato certe letture, ma non sono un regista d’ispirazione letteraria. I personaggi dei miei films sono anche la somma di certe mie esperienze”.&lt;br /&gt;
Gli domandavo perché nei suoi films ha preferito l’analisi intima, anziché temi attuali come la guerra, la dittatura, i problemi sociali. Mi rispose: “I sentimenti semmai sono passato e presente, storia e vita, qualcosa di intrecciato con azioni e conoscenze. Prendiamo Ferrara, dove sono nato. Ricordo sempre la Bassa ferrarese, i prati dove d’estate il fieno era in covoni, le strade addormentate, le coltivazioni di canapa e bietole, il via vai di carri. D’inverno, il letto del fiume, le acque del cielo e la crescita della corrente mi facevano paura”.&lt;br /&gt;
Nel 1938-‘39, proprio sul Po, Antonioni girava il suo primo documentario, Gente del Po, prima ancora di Ossessione (1942) e di Roma città aperta (1945). “Facevo da solo la mia esperienza nel neorealismo;” – mi diceva – “è la mia sola presunzione”. Il criterio era quello della “verità”, “obiettività dell’obiettivo”: la macchina da presa (una Bell and Owell 16 mm., inseparabile dalla mano e dall’occhio, identificata con l’uomo) nascosta nelle strade o ai limiti delle acque. Quei primi films erano stati d’animo in forma di rappresentazione, ‘blues’ intorno al vuoto dei personaggi, specchio di una classe scampata al fascismo e alla guerra.&lt;br /&gt;
Mi diceva: “Occorre cercare nuovi sbocchi, rinnovare la propria tecnica. Molte forme d’arte sono morte. Potrebbe accadere anche per il cinema. Si ha magari un bagaglio tecnico, ma scarseggiano i mezzi linguistici”.&lt;br /&gt;
Mi enumerava gli autori di cinema che trovava congeniali. Tra quelli di ieri, il primo De Sica, il Rossellini di Roma città aperta, il Bunuel surrealista. Tra quelli più recenti, Jean-Luc Godard (“un regista che ha rinnovato il linguaggio”), Andy Warhol e il suo cinema-verità, inteso come immediatezza ed evidenza, la produzione “underground”, ossia cinema puro, idealistico, bozzettismo come mezzo formale, per esempio Paul Morissey con la sua spigliatezza di narrazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;**********&lt;br /&gt;
**********&lt;br /&gt;
**********&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;CRONACHE DELL’ANGOSCIA.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;RITRATTO DI UN BORGHESE CONFESSO.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L’ALIENATO IN BLU.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;MICHELANGELO ANTONIONI&lt;br /&gt;
E LA MALATTIA DEI SENTIMENTI&lt;br /&gt;
(versione alternativa)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;di sergio falcone&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Antonioni abita in un attico affacciato sul Tevere, a Tor di Quinto, un quartiere borghese dove finirono anche Visconti e Rossellini: una sorta di campo di concentramento per registi, in cui si invecchia e si perdono le ultime illusioni. Antonioni è solitario e scontroso da non crederci, mai riconciliato con se stesso, ritratto vivente della fatica di vivere: timido, introverso, malinconico, vulnerabile. Eppure, una compagnia ci vuole.&lt;br /&gt;
Il suo cinema nasce dal bisogno di contatto. Di raffinato mestiere, borghese critico dell’aridità borghese (“Vorrei amarti, o amarti meglio”, dice un suo personaggio), nella vita privata ha difficoltà a parlare, ad infilare una dietro l’altra frasi descrittive, evocative. Risposte brevi, frammenti di un impossibile colloquio. Voce profonda, nervosa, sempre sul congedo. Sguardo inquisitorio, di difesa, faccia sconvolta dai tic. Dà la sensazione di un’infelicità senza aggettivi, di una serie di disinganni dovuti in parte ad incontri sbagliati con “mercanti di pellicole”.&lt;br /&gt;
Il successo in Europa e in America non gli dà soddisfazione, rifiuta le proposte dei produttori, scrive e riscrive la nuova sceneggiatura, vive con la sensazione di essere un emarginato nel cinema, come ai tempi dei films girati negli anni ’50.&lt;br /&gt;
Riassumiamo lo stile del primo Antonioni: piano-sequenza che scava dentro al personaggio, inquadrature staccate, isolate, a lampi; una sorta di neorealismo interiore che studia il personaggio mediante l’obiettivo, in modo ossessivo, con indugi e cadenze rallentate, ravvicinate, il paesaggio di sfondo. Quei primi films erano stati d’animo in forma di rappresentazione, blues intorno al vuoto interiore dei personaggi, specchio di una classe scampata al fascismo e alla guerra e poi fagocitata dal consumismo ancora agli inizi. Personaggi divorati dalla noia intesa come contagio, da qui l’alienazione e l’angoscia come conseguenza. Mi spiegava Antonioni: “Vi sono alienazioni di tipo freudiano, marxiano, hegeliano, quotidiano…”. Quella dei suoi personaggi è una nevrosi classica, che può nascere da smania di affetto, disamore, insoddisfazione, e da crisi di adattamento.&lt;br /&gt;
Un’angoscia diversa dalle ossessioni di tipo artistico di Ingmar Bergman, che introduce la presenza del divino in ogni istante della vita dei suoi personaggi, una sorta di infantile paura ereditata da Strindberg. Per i critici Pio Baldelli e Guido Aristarco, Antonioni è un autore assai vicino a Bergman. Ma nell’anno di Professione reporter, Antonioni mi disse: “… Discutevo con Bergman della nevrosi del mondo contemporaneo; facevamo insieme l’analisi del rapporto coniugale, cioè della coppia e della sua tragica incomunicabilità…”. E, interrogato sui sentimenti come sorgente di tensione stilistica, si difese: “Detesto sentimentalismo, pietismo, patetismo. Io scelgo la lucidità. Sono un uomo rigorosamente laico. Non impongo i sentimenti: li propongo, descrivo. Detesto le scene madri. Non sono un moralista, né un pedagogo”.&lt;br /&gt;
E’ difficile per Antonioni – regista della malattia dei sentimenti (vuoto interno, aridità, assurdo, letargo dell’anima, incomunicabilità, alienazione) – rispondere alla domanda: che cosa ci isola e provoca angoscia? Osserva che siamo inseriti nella società nostro malgrado: tentiamo di evadere, e restiamo ancora una volta soli. Disse a Jean-Luc Godard nell’intervista La nuit, l’éclipse, l’aurore per i Cahiers du cinéma: “… Penso che accadranno negli anni futuri trasformazioni assai violente, nel mondo, come nell’intimo dell’individuo. La crisi di oggi viene da questa confusione spirituale, dal disordine delle coscienze, della fede, della politica…”. Corri il rischio, se confronti la tua opinione con quella di Antonioni, di considerare addirittura inesistenti quei sentimenti che non provi più. Sei rigettato nel clima di Kafka. Il dialogo scarno e avaro accresce il bisogno di riempire il vuoto con un calore umano. Torna alla mente la frase di Musil: “Non c’è nulla tra le stelle lontane, le une dalle altre…”.&lt;br /&gt;
Una schiarita si avverte alla domanda su che cosa ci unisce maggiormente: legami di fiducia, qualità, stima, debolezze? Quanti modi esistono di vivere e amare? Affiorano i suoi ricordi, pensieri felici, quasi una nebbia avvolge certi particolari del racconto. Risponde che la donna, a conoscerla bene, è in genere di un’estrema sensibilità e franchezza. Con lei il bene gli sembra naturale e il male un caso del tutto eccezionale. “La psicologia femminile è un filtro sottile della realtà,” dice. “Indubbiamente più della psicologia maschile. Per questo motivo, nei miei films ho preferito certe immagini di donna. Conosco bene l’indole femminile, anche se da Blow-up in poi mi sono occupato in prevalenza di personaggi maschili”.&lt;br /&gt;
Da giovane, a Ferrara, andava in un casamento popolare: ci restava tutta la notte a far l’amore, la ragazza era dolce e fedele. Entrava anche in case nascoste e difese, perdute nel verde, del tipo giardino dei Finzi-Contini. Case solide, pavimenti di mosaico, vetrate ora splendenti, ora opache, secondo la luce. “C’erano quasi tutte le ragazze ‘per bene’ della città. Allora a Ferrara era facile trovare le ragazze: ma ero giovane, ora non so se lì tutto è facile come allora. Ero campione di tennis, vincevo quasi tutti i tornei, battevo anche il mio amico Giorgio Bassani”.&lt;br /&gt;
Borghese autocritico, si difende dall’accusa di essere un regista della borghesia. “Un film è anche un viaggio attorno a noi stessi. Ognuno scava nell’ambiente in cui è nato e vissuto. E’ chiaro che i personaggi della borghesia mi sono più familiari. Solo in due films (Il grido e Deserto rosso), ho descritto situazioni e stati d’animo di operai del mondo della fabbrica”.&lt;br /&gt;
Parafrasando Rimbaud, gli chiedo perché vuole tanto evadere dalla realtà (vedi la crisi di identità in Professione reporter). “Ha forse dei segreti per cambiar vita, essere ‘un altro’, non essere più quello che è?”, è la mia domanda. Si limita a citare Rimbaud, ma non dà una risposta. Interrogato sulle sue preferenze letterarie, sulla poesia e sui poeti, mi dice: “Sono momenti della vita. Certe esperienze letterarie si assimilano, e basta. Poi ci si rivolge ad altri autori, cioè si matura, ci si evolve. Ho letto André Gide con avidità, poi l’interesse è svanito. Ho amato Flaubert, Camus, Joyce. Ho letto Lucrezio, il poeta del ‘taedium vitae’, che è di un’attualità sconcertante. L’incertezza, infatti, è il tema dominante del nostro tempo. Ho riletto i poeti simbolisti, gli apocalittici, i poeti metafisici inglesi, John Donne. Ma preferisco guardare anziché leggere. Un film è un racconto in movimento. Ho assimilato certe letture, ma non sono un regista d’ispirazione letteraria. I personaggi dei miei films sono anche la somma di certe mie esperienze”.&lt;br /&gt;
Antonioni esprime e focalizza il mestiere del regista che pensa per immagini, traspone la vita mediante il dialogo fotografato, esperimenta su una superficie il movimento, le figure, il colore che esiste grazie al colore vicino, in una realtà che si matura e si consuma. “Occorre cercare nuovi sbocchi, rinnovare la propria tecnica”, dice. “Molte forma d’arte sono nate e poi sono morte. Si ha magari un bagaglio tecnico, ma scarseggiano i mezzi linguistici”. Mi enumera gli autori di cinema che trova congeniali. Tra quelli di ieri, il primo De Sica, Rossellini di Roma città aperta, il Bunuel surrealista. Tra quelli di oggi, Jean-Luc Godard (un regista che ha rinnovato il linguaggio), Andy Warhol e il suo cinema-verità, inteso come immediatezza ed evidenza, la produzione underground, ossia cinema puro, idealistico, bozzettismo come mezzo formale, Paul Morissey con la sua spigliatezza di narrazione, Miklòs Jancsò.&lt;br /&gt;
Troppe volte Antonioni si domanda perché nei films ha preferito l’analisi intima, anziché temi attuali come la guerra, la dittatura, i problemi sociali. Ma i sentimenti sono passato e presente, storia e vita, qualcosa di intrecciato con azioni e conoscenze. Prendiamo Ferrara, dove Antonioni è nato (29 settembre 1912). Ricorda sempre la Bassa ferrarese, i prati dove d’estate il fieno era in covoni, le strade addormentate, le coltivazioni di canapa e bietole, il via vai dei carri. D’inverno il letto del fiume, le acque del cielo e la crescita della corrente gli facevano paura. Nel 1938-’39, proprio sul Po, Antonioni gira il suo primo documentario, Gente del Po, prima ancora di Ossessione (1942) e Roma città aperta (1945). “Facevo da solo la mia esperienza nel neorealismo”, dice, “è la mia sola presunzione”. Il criterio era quello della verità, obiettività dell’obiettivo, la macchina da presa (una Bell and Owell 16 mm. inseparabile dalla mano e dall’occhio, identificata con l’uomo) nascosta nelle strade o ai limiti delle acque. Conquistare la vita, insomma, venirne a capo, venire a capo di se stessi, scoprire l’anima delle cose.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;**********&lt;br /&gt;
**********&lt;br /&gt;
**********&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;ZABRISKIE POINT, LOVE SCENE&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://it.youtube.com/watch?v=qHHfUVQV_LE&quot; title=&quot;http://it.youtube.com/watch?v=qHHfUVQV_LE&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://it.youtube.com/watch?v=qHHfUVQV_LE&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;**********&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;ZABRISKIE POINT, EXPLODING STUFF&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://it.youtube.com/watch?v=9rxpfO90mg8&quot; title=&quot;http://it.youtube.com/watch?v=9rxpfO90mg8&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://it.youtube.com/watch?v=9rxpfO90mg8&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;**********&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;PINK FLOYD, US AND THEM&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://it.youtube.com/watch?v=GceLKZf4bUc&quot; title=&quot;http://it.youtube.com/watch?v=GceLKZf4bUc&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://it.youtube.com/watch?v=GceLKZf4bUc&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;**********&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.sergiofalcone.blogspot.com&quot; title=&quot;www.sergiofalcone.blogspot.com&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;www.sergiofalcone.blogspot.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/11">Analisi</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/95">Culture</category>
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 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/2705">michelangelo antonioni</category>
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 <pubDate>Thu, 04 Sep 2008 23:00:25 +0200</pubDate>
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 <title>PROIEZIONE CITY OF GOD AL QUARTICCIOLO</title>
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 <description>&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-start&quot;&gt;&lt;label&gt;Inizio:&lt;/label&gt;11/07/2008 - 22:00&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-end&quot;&gt;&lt;label&gt;Fine:&lt;/label&gt;11/07/2008 - 23:59&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;V COME VENERDI&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;proiezioni al Quarticciolo&lt;br /&gt;
ANCHE LE STRADE ODIANO&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;VENERDI 11 LUGLIO ore 22&lt;br /&gt;
CITY OF GOD di Fernando Meirelles&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Birreria e panineria in funzione&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;BIRRERIA DEL QUARTICCIOLO&lt;br /&gt;
LABORATORIO SOCIALE LA TALPA&lt;br /&gt;
VIA OSTUNI 9&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.talpalab.com/vcinema2.jpg&quot; title=&quot;http://www.talpalab.com/vcinema2.jpg&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://www.talpalab.com/vcinema2.jpg&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/95">Culture</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/979">cinema</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/2112">PROIEZIONE</category>
 <category domain="http://roma.indymedia.org/taxonomy/term/2113">QUARTICCIOLO</category>
 <pubDate>Thu, 10 Jul 2008 11:28:40 +0200</pubDate>
 <dc:creator>indymedia</dc:creator>
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 <title>‘ALLA FACCIA DELLA RAZZA’, 4 GIORNI DI FESTA POPOLARE NEL VI MUNICIPIO.</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/3713</link>
 <description>&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-start&quot;&gt;&lt;label&gt;Inizio:&lt;/label&gt;10/07/2008 - 18:20&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-end&quot;&gt;&lt;label&gt;Fine:&lt;/label&gt;13/07/2008 - 18:20&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Dal 10 al 13 luglio il Parco Pasolini, a due passi dalla stazione Prenestina (ingresso da viale della Venezia Giulia), nel VI Municipio, diventerà il luogo di una grande festa popolare, con divertimento e cultura per tutti i gusti e, naturalmente, per tutte le razze.&lt;br /&gt;
Si tratta della 4 giorni ‘Alla faccia della razza’, organizzata dal Laboratorio Sociale ‘Tana, liberi tutti!’ e dall’Aiasp - Associazione Internazionale di Amicizia e Solidarietà con i Popoli.&lt;br /&gt;
‘Alla faccia della razza’ vuole essere una festa autenticamente popolare, che rispecchi le caratteristiche del Municipio, uno dei più multietnici di Roma, e della città: interculturale, aperta a tutti, e naturalmente, gratuita.&lt;br /&gt;
I 4 giorni di festa, a partire da giovedì 10 luglio, saranno caratterizzati da film, proiezioni, letture, teatro, reading, mercatino equo, gastronomia, spazi giochi per bambini e tanta musica. La festa comprenderà anche alcuni momenti di riflessione, in particolare sul tema dell’ambiente e della sua progressiva devastazione; un tema che tocca ogni persona in qualità di cittadino del mondo. Il tema dell’ambiente sarà sviluppato a partire dalle proiezioni cinematografiche: ognuno dei film in programma, approfondirà aspetti diversi di quella progressiva distruzione dell’ecosistema che mentre genera grossi vantaggi immediati per pochi scarica su tutti gli altri i suoi ‘effetti collaterali’ di lunga durata.&lt;br /&gt;
Anche la musica, con dj set e concerti dal vivo, porterà nel parco Pisolini le note di ogni angolo del mondo e sonorità per tutti i gusti. Si parte nel pomeriggio di giovedì 10 con il concerto acustico di ‘Escluso il cane’, che con le cover di Rino Gaetano daranno il via alla musica passando poi per il dj set reggae e ska a cura di ‘Big Dread Sound’ (giovedì), dall’ hard rock dei Southerndrinkstruction (venerdì) al Rap e l’Hip Hop a cura di numerose band (sabato) fino ad arrivare alle percussioni afro cubane di domenica pomeriggio. &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il programma della festa:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;GIOVEDI’ 10&lt;br /&gt;
Ore 18.00: concerto acustico degli  Escluso il Cane&lt;br /&gt;
Ore 21.00: proiezione di ‘Una scomoda verità’. Premio Oscar 2007 come miglior film documentario&lt;br /&gt;
Ore 23.00: dj set di Big Dread Sound (reggae e ska)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;VENERDI’ 11&lt;br /&gt;
Ore 16.00: discoteca Rock&lt;br /&gt;
Ore 21.00: proiezione di ‘L’Undicesima ora’ film di Leonardo Di Caprio sui problemi dell’ecosistema&lt;br /&gt;
Ore  23.00: concerto hard rock con gli Southerndrinkstruction &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;SABATO 12&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ore 16.00: musica con Dj Pitch8 (Rap – Hip Hop e Open Mic).&lt;br /&gt;
Ore 21.00: proiezione di ‘L’incubo di Darwin’, film sulla distruzione dell’ecosistema del lago Victoria (Tanzania)&lt;br /&gt;
Ore 23.00: concerti Rap con Crew dei Bastardi, TNT, La Tripla, Vendetta, P.E, I Testimoni, Apostoli della Strada.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;DOMENICA 13&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ore 12.00: pranzo sociale&lt;br /&gt;
Ore 16.00: Show di percussioni Afro- Cubane&lt;br /&gt;
Ore 19.00: Poesie lette da Patrizia Berlicchi&lt;br /&gt;
Ore 21.00: Proiezione di ‘Biutiful Cauntri’, film sull’avvelenamento da diossina delle pecore nel territorio campano.&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Tue, 08 Jul 2008 18:30:56 +0200</pubDate>
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 <title>Giovedì Cinema al CSA LaTorre</title>
 <link>http://roma.indymedia.org/node/1544</link>
 <description>&lt;div class=&quot;event-nodeapi&quot;&gt;&lt;div class=&quot;event-start&quot;&gt;&lt;label&gt;Inizio:&lt;/label&gt;31/01/2008 - 20:00&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;Continuano gli appuntamenti con il cinema al CSA La Torre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ogni giovedi&#039; proiezioni su maxi-schermo.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dalle 20.00 in funzione cucina e birreria&lt;br /&gt;
Inizio proiezioni ore 21:00&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ultimo appuntamento della&lt;br /&gt;
Rassegna GENNAIO 2008: &quot;&lt;strong&gt;UN ATTORE CONTRO&lt;/strong&gt;&quot;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Giovedi 31 gennaio&lt;br /&gt;
&quot;Gian Maria Volontè, un attore contro&quot;&lt;strong&gt; di F.Marotti (2004) 111min.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prossima Rassegna Febbraio 2008: &quot;&lt;strong&gt;REGIA DI UN VISIONARIO&lt;/strong&gt;&quot;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;INGRESSO LIBERO&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Wed, 30 Jan 2008 12:21:40 +0100</pubDate>
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 <title>Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Milano. Marker, Godard, Resnais ed altri, Le joli mois de mai</title>
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 <description>&lt;p&gt;1968 immagini visioni documenti di un desiderio di rivoluzione e di eguaglianza proiezione di&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;LE JOLI MOIS DE MAI&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;un film di Criss Marker, Alain Resnais, Jean Luc Godard.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Copia unica in pellicola del Maggio Francese. Introduce Enrico Livraghi della Cineteca Obraz.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;MERCOLEDI&#039; 16 GENNAIO ORE 21&lt;br /&gt;
AL CIRCOLO ANARCHICO PONTE DELLA GHISOLFA&lt;br /&gt;
VIALE MONZA, 255 MILANO.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le jolie mois de mai (t.l. Il dolce mese di maggio)&lt;br /&gt;
di Chris Marker, Jean-Luc Godard, Alain Resnais e altri. (Francia 1968, 25 minuti, 16 mm, b/n)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Immagini in presa diretta del maggio 1968 a Parigi, nelle strade del quartiere Latino e nelle assemblee di massa (alla Sorbona). Alla macchina da presa soprattutto il grande film-maker Chris Marker, ma anche Jean Luc Godard, Alain Resnais e altri operatori non identificati. Qualche camera in 16 mm di vecchia fattura, ma soprattutto le pesanti 35 mm, portate a spalla, danno l&#039;idea del coraggio e della determinazione di questi cineasti esposti al rischi degli scontri, tra lacrimogeni, molotov, sanpietrini e cariche dei CRS (i celerini francesi).&lt;br /&gt;
Si tratta di un materiale unico, almeno in Italia, che documenta la rivolta forse più esplosiva (e certamente la più celebre) di quell&#039;anno cruciale in cui tutto è cambiato nel profondo del tessuto sociale. Un&#039;esperienza di antagonismo così intensa da non poter essere duratura (e infatti, al contrario che in Italia, il conflitto sociale nella Francia degli anni Settanta si è ben presto spento).&lt;br /&gt;
Chris Marker, semi-sconosciuto in Italia se non tra gli addetti ai lavori, è uno dei massimi esponenti del cosiddetto &quot;cinema-verità&quot;. Jean Luc Godard, oggi ultrasettantenne, è il regista che più ha contribuito a rendere famosa la Nouvelle Vague francese degli anni Sessanta-Settanta, e soprattutto è colui che ha rivoluzionato il cinema moderno. Alain Resnais è oggi un classico della Settima Arte, ma lo era già allora, avendo creato film come Hiroschima mon amour e L&#039;anno scorso a Manrienbad.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mercoledì alle 21 al Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa&lt;br /&gt;
Il &#039;68 francese raccontato da Jean-Luc Godard&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si guarda «Le jolie mois de mai», girato in presa diretta dal regista oggi ultrasettantenne insieme ad Alain Resnais e Chris Marker&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;«Sul quarantennale del &#039;68 è gia cominciato un chiacchiericcio reducistico da un lato e dall&#039;altro un revisionismo che tende a cancellare i veri valori di quegli anni, così abbiamo deciso di partire dal film di Jean-Luc Godard, Alain Resnais e Chris Marker che è una pietra miliare nella discussione». Così Mauro Decortes, portavoce dello storico Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa, presenta una vera e propria chicca per storici e cinefili, «Le jolie mois de mai», girato in presa diretta nel maggio del &#039;68 a Parigi. Il film, copia unica in pellicola, verrà proiettato mercoledì 16 alle 21 nella sede del circolo, in viale Monza 255. Alla macchina da presa, una 35 millimetri portata a spalla nelle strade del quartiere Latino e nella assemblee della Sorbona, in quel maggio &#039;68 si alternarono Godard, oggi ultrasettantenne regista della Nouvelle Vague, Resnais, celebre per film come «L&#039;anno scorso a Marienbad» e Marker, uno dei massimi esponenti del cinema-verité.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;VALORI - «Partiamo da questo film, intitolato in italiano &quot;Il dolce mese di maggio&quot; - spiega Decortes - per introdurre nel dibattito sul &#039;68 un documento storico di riflessione su quell&#039;anno cruciale in cui tutto cambiò nel tessuto sociale. Perché ci interessa sottolineare come valori quali la solidarietà e l&#039;eguaglianza, che oggi qualcuno vorrebbe cancellare, furono le vere molle di quella rivoluzione che coinvolse milioni di giovani». La serata è introdotta da Enrico Livraghi della Cineteca Obraz, storica sala dove il film fu proiettato nel &#039;75. Il film è in lingua originale senza sottotitoli, ma - spiega ancora Decortes - «molto comprensibile a tutti, anche per l&#039;assoluta eloquenza delle immagini».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Corriere della Sera, Vivimilano, 14 gennaio 2008&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Wed, 16 Jan 2008 20:49:52 +0100</pubDate>
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